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\\ Home Page : Articolo WEB-PAROLE.IT - CRIMINI ALL'ATENEO (9^ puntata)

CRIMINI ALL'ATENEO (9^ puntata)

Di Angela Bonora (del 20/08/2005 @ 09:13:44, in Giallo-Nero, linkato 1266 volte)

Giallo

 

   ...il giallo inizia qui?





L’INCIDENTE

Sarebbe venuta piena di speranze.
Le aveva fatto capire che avrebbe potuto aiutarla nella sua ricerca attuale e nell’impostare le altre.
Tutti all’inizio avevano bisogno di una “dritta” per potersi orizzontare nel dottorato di ricerca.
Ai suoi tempi non esisteva ancora il dottorato, si iniziava come ricercatore a “zero lire” presso un professore ben disposto a seguirti.
Si iniziava, a dir il vero, coma portaborse ed altro....(…vedi letto).
Tutti i lavori più antipatici e noiosi erano tuoi.
Ricerche senza fine e costrutto, perché il professore si era alzato con la luna di traverso.
Ricerche difficili, perché il professore aveva avuto una idea geniale, ma non aveva né il tempo né la voglia di impegnarsi.
Ricerche che comunque sarebbero state pubblicate senza il tuo nome.
Era venuto il suo momento.
Aveva qualcuno che avrebbe fatto ricerca al suo posto, sotto la sua direzione. Una persona da comandare, alla quale imporre il suo volere, buono o cattivo, bello o brutto....

Ma era troppo simpatica e bellina per farla soffrire, per farle passare la trafila instaurata da secoli.
Quello che si é passato e subìto non é detto debba essere riversato sugli altri.
Quella mattina la ragazza aveva telefonato perché aveva un altro po’ di materiale da fare vedere.

Sentì suonare. Si accomodò il chimono di seta bianca che portava di solito in casa e poi andò alla porta.
Entrò salutando timidamente, un po’ tremante. Aveva una bracciata di libri.

- Prendiamo prima qualcosa. -
- Sì, grazie. -
- Va bene del caffè o vuoi del tè, un succo di frutta? -
- Quello che prende lei, mi va bene qualunque cosa. -

Ritornò dalla cucina con due bicchieroni di succo d’arancia.
Lei allungò il braccio per prendere il bicchiere che le veniva offerto.
Nel far questo la camicia si aprì sul seno, mettendo in mostra una curva rosea. L’eccitazione, che sin dal mattino si era formata a pensare a quell’incontro, aumentò.
Si avvicinò con il bicchiere e nel porgerlo le sfiorò la mano.
Una mano leggera, sottile, diafana, fatta per le carezze. Era molto simile alle sue.
Allungò l’altra mano verso il suo collo candido in una carezza che terminò piano, piano all’interno della camicia.
La ragazza lasciò fare, stupita, e poi quando la carezza diventò più intima si irrigidì, aprì la mano e il bicchiere cadde sul pavimento e si ruppe in tanti pezzi appuntiti.
Si scostò violentemente.
Allora le si avvicinò di nuovo e tentò di abbracciarla.

- No! ma che fa, non ero venuta per questo. -
- Non fare la sciocca. Lo sai che nel nostro ambiente in qualche modo bisogna pagare e tu hai la moneta giusta. -
- No! Non voglio! -

Si scostò ancora, indietreggiando verso la cucina, pestando i cocci del bicchiere.

L’aranciata si era sparsa sul pavimento di ceramica, le scarpe sportive scivolarono sul bagnato appiccicoso e cadde a terra, sul fianco.
Non riuscì ad aiutarla.
Con orrore vide quel collo bianco, di cui prima aveva sentito il tepore sensuale, trafitto da una scheggia del vetro del lungo bicchiere da bibita.
Il fondo del bicchiere era rimasto intatto e posato pari sul pavimento, portava in cima uno spigolo e quello aveva fatto tutto.
In un attimo la giugulare si era recisa e, malgrado lo strofinaccio premuto per fermare il sangue, la ragazza morì.

Lì, con occhi supplichevoli, sdraiata sul verde del pavimento, in un lago di sangue.
Un attimo di desiderio si era trasformato in una tragedia.

Che fare? Il suo autocontrollo stava trasformandosi in una crisi isterica.

Chiamare un’autoambulanza? A che pro?
Chiamare la polizia? La responsabilità dell’accaduto sarebbe stata tutta sua.
- Ragiona! Agisci! -

Erano ormai le dieci della sera. Tra due ore la strada sarebbe stata vuota.
Scese in garage dall’interno della casa e portò l’auto nel cortile dietro alla casa.
Rientrò, prese alcuni sacchi per i rifiuti settimanali e poi a fatica vi infilò il corpo della ragazza, poi lo portò nel retro della cucina, vicino al cortile.
Si armò di spugne e secchio e cominciò a pulire il pavimento.

Quel pavimento di ceramica di Vietri. Aveva comperata quella ceramica tanto tempo prima: a quadri piccoli verdi che si intonavano bene al mobilio moderno, bianco della cucina.
Ora si era completato un insieme di colori orrido: quel sangue rifluiva tra le connessure delle piastrelle, rosso, verde, bianco...
Stava impazzendo....
Si ricordò di quell’aggeggio che aveva comprato qualche mese prima: andava a vapore e puliva a fondo. Era per le grosse pulizie, lo prese dal ripostiglio e pulì con un forte getto di vapore il pavimento. Replicò l’azione un paio di volte per sicurezza.
Per fortuna che tutto era successo in un punto largo dell’ambiente e poche cose si erano sporcate.
Anche il suo chimono non si era macchiato, infatti al primo momento lo stupore aveva impietrito il suo cervello e non gli aveva permesso alcun movimento.
L’elettrodomestico faceva rumore, ma i suoi confinanti erano partiti per il week-end e comunque sino alle dieci e oltre si sentivano rumori di elettrodomestici in funzione nelle case vicine.

Guardò fuori, non si vedeva nessuno. Anche i padroni dei cani avevano già fatto la passeggiata serale con i loro “cocchi”.
Si cambiò. Si mise un paio di jeans e una maglia in tinta, che fasciava il busto, poi una delle solite giacche scure che usava quando andava in auto. Ai piedi infilò un paio di mocassini di camoscio. Tutto scuro, per non farsi notare.

Era il momento di muoversi. Uscì e aprì il bagagliaio dell’auto, che aveva messa con il portellone proprio rivolto verso l’uscita del retro della cucina.
A luci spente spostò il fagotto: é vero che un corpo morto é più pesante.
Fece fatica a sollevare quella povera cosa nel bagagliaio.
D’altra parte non aveva mai avuto molta forza, non aveva mai fatto molto sport.

Chiuse la porta di casa e a luci spente uscì dall’isolato. Accese poi i fanali appena prima di imboccare la strada principale: non ci voleva altro che un vigile o la polizia stradale.
Si avviò verso la collina lentamente.
Dopo alcuni chilometri, ad una curva un po’ nascosta, fece uscire il corpo dal bagagliaio, lo liberò dai sacchi e dallo strofinaccio e poi lo lasciò rotolare lungo un calanco, lo segui con lo sguardo fino a quando non lo vide andare sotto ad un cespuglio.
Andò poi verso un’altra collina. Si liberò dei sacchi e dei vetri, che aveva triturato, nascondendo tutto sotto a dei sassi sul lato di una dolina e avendo cura di cancellare con un ramo fronzuto le eventuali tracce delle sue scarpe.

Ritornò a casa e mise lo strofinaccio, il suo chimono e i guanti di gomma, che aveva utilizzato sino allora, dentro al bruciatore dei rifiuti, che stava già andando.

Era stata una trovata geniale fare installare quel bruciatore.

La stanchezza era grande, ma tutto era stato fatto.
Come avrebbero potuto risalire alla sua casa, alla sua cucina, al suo bicchiere? tutto era sparito.
La sua casa, come al solito, era bianca, candida, di un candore “un po’ maniacale”, dicevano gli amici che venivano in visita.


NON È VENUTA

Alba quella mattina non era venuta a portarle il suo libro. Lei così precisa.
Era andata a casa e tutte le volte che ritornava al paese le faceva, dopo un paio di giorni, “ un telefonino”, come diceva lei, invece niente.
La nonna doveva star molto male. Avrebbe potuto telefonare lei, aveva il telefono lì sulla scrivania, ma la sua ritrosia o meglio il suo ritegno nei confronti della vita altrui la frenava .
Tanto primo o poi la ragazza si sarebbe fatta sentire. Poteva comunque chiedere a Roberto, che collaborava con lei, se era andata da lui poi quella sera, se si erano dati un altro appuntamento.
Oh, accidenti al riserbo e questo non era intromettersi nella privacy degli altri?
Vecchia impicciona, vorresti sempre dirigere la vita dei tuoi amici.

No, é come avere una figlia e quando hai una figlia é normale interessarsi a lei....
Mentre così si interrogava e si rispondeva, Agata era uscita dallo studio e nell’atrio incontrò Roberto:
- Ho saputo che aiuti Alba S. . Sono contenta. E’ tanto una cara ragazza e molto intelligente. -
- E’ una settimana che non la vedo. Mi ha parlato per farmi vedere la scaletta della sua tesina su Storia della Scienza, ma poi non l’ho più vista. Anzi se la vedi dille di venire pure senza timore di disturbarmi. -
- Ok. Penso che ora sia al paese dalla nonna che sta male. Appena torna glielo dico. -


LE VESPE

Stava mangiando e guardava fuori, alla casa dall’altra parte della piazza.
Un gatto bianco era seduto sul davanzale di una finestra. Maestoso, in posa, con una coda enorme a ciondoloni dalla finestra.

Di colpo come un flash vide davanti agli occhi una vespa, ma non era una vespa vera…era una vespa virtuale, …un ologramma.
La sua allergia alle punture di insetti le faceva temere anche solo il pensiero di incontrare una di quelle graziose bestiole armate.
Speriamo che questa estate ce ne siano poche in giro, speriamo che in montagna non ce ne siano. Ma quando esco ne posso incontrare …che faccio?”

Perché quel pensiero, che come un favo le cresceva in testa? Perché la paura agghiacciante, in casa, con le zanzariere abbassate?

……………………. Ecco il cancello della fabbrica di capsule di erbe.
Deve ritirare un barattolo di capsule di carciofo e finocchio, sono le sue medicine per il fegato. E’ allergica anche a molte medicine, persino a quelle che curano le allergie…..

Allunga la mano verso il campanello, suona. Con la coda dell’occhio percepisce un movimento all’altezza della sua testa.
Si volta, ad una spanna dal suo volto c’è un favo e due vespe vi stanno entrando.
Si scosta lentamente.
Apriti cancello, datemi il tiro se no scappo. Cosa faccio? rimango? vado?”
Ecco il cancello si apre, svicola tipo pantera rosa nel vialetto e poi di corsa raggiunge la porta a vetri del laboratorio ed entra stranulata.

- Avete un favo di vespe attaccato al cancellino! -
- L’ho distrutto ieri. Che disperazione lo hanno già ricostruito. Quando esce la faccio passare dal cancello grande per le auto. -

Infatti dopo poco, guardinga, perché il cancello piccolo è lì vicino, esce dal cancello per i camion …

Come fa una testa a percepire il pericolo in anticipo? Gli animali hanno doti di percezione particolari, avvertono le scosse telluriche prima che si verifichino.
“Sarò un gatto. Infatti con lui riesco a parlare.”



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