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\\ Home Page : Articolo WEB-PAROLE.IT - CRIMINI ALL'ATENEO (10^ puntata)

CRIMINI ALL'ATENEO (10^ puntata)

Di Angela Bonora (del 17/08/2005 @ 09:53:00, in Giallo-Nero, linkato 1315 volte)

Giallo

 

   questo è un giallo....funerali





QUALCUNO IN CASA

Le aveva portato un disco di Jacques Brel.
Qualche giorno prima il giovane era andato ad un incontro sulla musica francese e le aveva portato prima i testi di alcune javas e lei aveva cercato di ricordare quelle musiche cantate nella sua prima gioventù da Edith Piaf e da Juliette Greco ed ecco ora un disco di Brel.
Sul contenitore del CD la figura magra e forte di Brel, la sigaretta stretta tra l’indice e il medio, la faccia volta verso un punto lontano nella cave piena di fumo e di odori.
Abiti scuri, bluson noir, faccia forte da ragazzo, che tutto ha già visto, pronto a narrare sul ritmo di una java.

Continuava a correggere le prove scritte degli esami del giorno prima e intanto faceva andare quel disco continuamente.
“Debbo trovare anche i CD della Piaf, di Montand. Della Greco.”
si diceva, intanto che velocemente segnava gli errori e cercava di essere mite nel giudizio.
“Non posso bocciarli tutti. E poi si sa, il giorno dell’esame non è sempre il migliore: la paura, puoi essere indisposto, non ricordarti per la fifa proprio quella cosa là. All’orale è più facile vedere se un minimo di preparazione esiste e lanciare un piccolo suggerimento e comunque è più facile far capir loro che non sono preparati e che non li vuoi segare per sfoltirli.”
E prendeva i fogli dal pacco di sinistra e via via li trasferiva nel pacco di destra, solo alcuni, quelli quasi del tutto bianchi, senza neppure un abbozzo di soluzione, andavano nel pacco al centro davanti a lei.

Si alzò per fare andare ancora il CD e in quel momento sentì un fruscio al piano di sopra……Il gatto?
“Non è certamente zampa di velluto, ma oggi va di fretta.”
Un altro piccolo rumore, come di un cassetto tirato piano. Ma il gatto non tira cassetti….
Dopo tutto quello che aveva letto sui giornali in quegli ultimi giorni, ebbe paura.
Qualcuno si moveva di sopra, la conferma l’ebbe subito quando vide il gatto dietro a sè con le orecchie ritte ad ascoltare.
Anche lui aveva capito che qualcuno, qualcosa si muoveva in casa.
Che fare? Cercò di ragionare il più velocemente possibile.
Telefonare? A chi? A quell’ora?
E se avessero tagliato i fili e comunque il rumore degli scatti del telefono avrebbe messo sull’avviso il soggetto al piano di sopra.

Il soprabito era ancora sopra al divano, lo prese velocemente e prese anche il gatto e uscì sulla strada.
Attraversò e, stando mezza nascosta da una colonna del portico dirimpetto, guardò le sue finestre.
La luce del pianterreno illuminava anche un po’ il piano di sopra e le camere che avevano le porte aperte e allora fu sicura:
..... una figura indistinta si muoveva in camera sua con fare furtivo.
Non aveva niente che fosse da rubare eccetto forse alcune sue idee, come era già successo con “cari” colleghi.

Allora cosa cercavano da lei?


PREMEDITAZIONE

Doveva disfarsi di quella impicciona. La sua onestà era un pericolo.
Sapeva e intuiva troppe cose e prima o poi avrebbe trovato il modo di fare danni.
Forse anche solo inconsciamente, con la presunzione di far cosa giusta.
Comunque la sua acutezza, tanta valida nella ricerca, l’avrebbe fatta arrivare alla verità.

Nessuno sapeva ancora niente. Niente era stato scoperto, ma chissà perché lei si faceva già delle domande:
assicurarsi che Alba sia arrivata a casa, telefonare, sentire dagli amici e dai colleghi” così stava scritto sull’agenda tre giorni dopo l’incidente.
La sua vita era sempre stata dedicata a rispondere ai vari “perché” e, quando non ce ne erano, ne escogitava dei nuovi.
Ma aveva trovato il suo punto debole. Ora era in mani sue.
Aveva un’arma alla quale lei non avrebbe mai potuto opporsi se si fosse trovata sola oppure tra persone disattente.
La lettura di quella agenda era stata educativa e soprattutto la prima pagina con le informazioni sulla sua persona, le sue abitudini alimentari, le sue intolleranze.
Agata scriveva proprio tutto: la sua agenda era una cronistoria di ogni momento della sua vita.
Quella agenda in mano ad un poliziotto avrebbe permesso di ricostruire ogni movimento di ogni persona a lei legata in qualche modo.

Chissà perché analizzava il prossimo e così in profondità? Annotando in tal modo l’ego delle persone che conosceva, dava l’impressione che volesse prima o poi scrivere una biografia dell’ateneo.
L’arma che lei stessa gli aveva fornito, annotando tutto, era la dieta.
Una dieta povera, fatta di pasta, patate, latte, formaggi molli, l’aveva resa ancor più attaccabile.
Le sue allergie alimentari erano note a tutti e quindi era difficile incolpare chi ne avesse approfittato.
Bisognava trovare il momento adatto e l’elemento da farle ingoiare senza insospettirla. magari in un locale pubblico o durante uno dei party che spesso venivano organizzati all’università in occasione di convegni.

Aveva pensato a lungo sulla questione e aveva deciso.
Sì, durante il prossimo congresso multiculturale che si sarebbe tenuto dopo pochi giorni.

L’azienda che si interessava delle vivande e dei beveraggi aveva l’abitudine di preparare sempre delle torte al formaggio o di frutta. Quando veniva fatta l’ordinazione c’era sempre qualche docente che avvicinava la segretaria incaricata dell’organizzazione e suggeriva torte al formaggio e noci o torte di ananas e frutta secca, sempre noci.

E le noci erano il veleno più grande per l’impicciona. Bastava un pezzetto per farle gonfiare completamente l’apparato respiratorio e soffocarla in poco tempo, se non si interveniva subito con punture di cortisone e sapendo in partenza l’origine del malore.

Ovviamente nessuno avrebbe pensato che avesse mangiato le torte, che per lei erano mortali e avrebbero pensato ad un collasso cardiocircolatorio.
Bisognava escogitare il metodo per farle ingoiare noci.
Ma l’espediente della torta non era sicuro, lei sarebbe stata ben lontana da torte alle noci.
Era la sola ad essere allergica ad esse in modo così eclatante.

Bisognava trovare un metodo sofisticato che l’attirasse verso di esse inconsapevolmente. Ecco, bastava inquinare una bevanda che tutti avrebbero bevuto, lei compresa.
Una bevanda asprigna e zuccherata, che nascondesse il gusto della noce, una bevanda che tutti avrebbero bevuto senza risentirne.

Trovato! il tè al limone preparato nelle caraffe termiche.

Piccole caraffe, che venivano sostituite via via dai camerieri e poste fra le stoviglie da lavare.
Bisognava trovare il momento per inquinare il recipiente principale dal quale attingevano per le caraffe.
Nessuno avrebbe pensato ad una allergia, sapendo dell’attenzione con la quale lei si informava sulla composizione di cibi e bevande, prima di consumarli.
Se anche si fosse scoperto, in un’autopsia, che il suo stomaco conteneva noce, non si sarebbe risaliti al te, ma alle torte.
Si sarebbe pensato ad un errore nel servirsi del formaggio: bianco e molle quello naturale di mascarpone e gorgonzola, bianco e molle, costituito delle stesse componenti, quello con le noci.
Un pezzetto residuo della torta di formaggio alle noci, ma ormai senza noci, sul piatto di portata poteva essere confuso con la torta di formaggio gorgonzola-mascarpone.

Aveva pensato di tostare dei gherigli di noce, di polverizzarli e poi versare la polvere brunastra nel contenitore del te.
I camerieri lo tenevano sempre in calore e la polvere sarebbe sempre stata in miscela.

La nostra impicciona era una grande bevitrice di te, che a volte correggeva con un sorso di cognac. Diceva sempre: “meno male che mi sono rimasti il te e il cognac a tenermi compagnia alla mia età, se no che vita sarebbe”.
Vedendola bere quello che tutti bevevano, nessuno avrebbe pensato al te e poi molti dei presenti venivano da altre università e dipartimenti e non la conoscevano.
Data l’età e il suo vizietto di correggere il tè con il cognac, avrebbero pensato ad un problema di alcool e di età.

Era tutto pronto bisognava aspettare il prossimo convegno, solo tre giorni. Infatti fra tre giorni si sarebbe aperto il convegno su Matematica e Problemi Economici e Sociali.
Lei sarebbe stata presente, anzi era un’organizzatrice del convegno, al quale avrebbero confluito oltre ai matematici, agli economisti e ai sociologi anche gli statistici, di tutte le specializzazioni, gli antropologi e gli psicologi applicati, ecc..
Al rinfresco, dopo l’ultima relazione del mattino del primo giorno, il pubblico sarebbe aumentato, perché oltre agli interessati ai lavori scientifici, si sarebbero aggiunti docenti di altre materie, le mogli, i mariti, i figli dei relatori e parte del personale non docente della facoltà.
Era uso che al party d’apertura tutti partecipassero. Bene, più confusione ci fosse stata, meglio si sarebbero svolti i suoi piani. E...

bella ciao, bella ciao. Partigiano portami via, che ....”


I FUNERALI

C’erano proprio tutti: il Rettore, il Prorettore, il preside, gli ordinari, gli associati, i ricercatori, i dottorandi, gli amministrativi, sia quelli degli uffici centrali che quelli dei dipartimenti e degli istituti e tanti, tanti studenti.
E in chiesa si erano disposti per grado....

Lei aveva detto, tanto tempo fa, che alla sua morte non avrebbe voluto un funerale pubblico: ogni ordinario ha diritto, secondo gli usi di ateneo, di ricevere l’ultimo saluto nella cappella dell’antica sede universitaria, ora museo. Non voleva che la sua morte desse spettacolo.
Purtroppo per Agata tutti, meno uno (o una), volevano salutarla perché le volevano bene e si ritrovarono davanti alla piccola chiesa nella quale lei raramente andava, ma di cui era parrocchiana.

Il Comune mandò dei vigili per fermare il traffico e dar modo al corteo funebre di svolgersi per un certo tratto.
Non c’erano fiori: tutti avevano capito che lei non li avrebbe voluti.
Ma due funzionari dell’attuale befotrofio erano stati convocati per raccogliere le firme e le offerte spontanee dei presenti: lei era “figlia di nessuno”, così si diceva una volta per i bambini abbandonati, ed era cresciuta al befotrofio e là aveva iniziato ad insegnare.

C’era un silenzio immenso, il cielo azzurro e tanto sole quel giorno.
Ma fra tutta quella gente qualcuno mancava: Alba.
- Forse la nonna sta molto male. Ma anche così sarebbe venuta lo stesso. Voleva troppo bene ad Agata. Ho cercata di avvisarla al paese, ma non ha risposto nessuno. Possibile che nessuno abbia potuto dirglielo?- diceva Filippo con Irene.
- E’ partita così in fretta che non ci siamo neppure salutate. Quella notte ero rimasta a dormire da Ugo e quando sono tornata alla mattina alle undici lei non c’era più. Aveva anche rifatto il letto: cosa insolita per lei, che quando parte é così tesa che lascia tutto in giro. -

Si avvicinò la Rosanna, la segretaria del dipartimento:
- E pensare che la professoressa mi aveva domandato proprio pochi giorni fa un libro di Teoria delle Decisioni ed io avevo tanto da fare che ci ho messo su piede e non l’ho cercato. Mi dispiace tanto. Anche questa ultima cosa che potevo fare per lei non l’ho fatta. Tutto per i grossi papaveri: lei chiedeva ed aspettava oppure si arrangiava. Mi aveva detto che la sua copia l’aveva Alba e che doveva portargliela prima di partire, ma che non aveva fatto in tempo. -

Filippo si allontanò pensieroso: possibile che Alba non avesse portato il libro?
Avrebbe perso il treno pur di portarglielo. Strano, non era da lei.

Irene , con la testa tra le nuvole, non aveva neppure ascoltato.



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