WEB-PAROLE.IT
Google
Web
Nel Sito

Titolo
Aforismi (7)
Concorsi (5)
Criticando... (6)
Eventi (40)
Giallo-Nero (23)
Monologhi? (27)
MOSTRA D'ARTE (1)
Narrativa (35)
Poesia (357)
Saggi-altro (53)
Under14 (6)

Gli Articoli più letti

Titolo
Dipinti (27)
Foto (19)
Grafica (28)
Sculture (1)

Le Opere più viste

Titolo
Il web al femminile

Affitto e vendita case

Titolo
Autori
Copyright


Storico per mese:


Agosto 2004
Settembre 2004
Ottobre 2004
Novembre 2004
Dicembre 2004
Gennaio 2005
Febbraio 2005
Marzo 2005
Aprile 2005
Maggio 2005
Giugno 2005
Luglio 2005
Agosto 2005
Settembre 2005
Ottobre 2005
Novembre 2005
Dicembre 2005
Gennaio 2006
Febbraio 2006
Marzo 2006
Aprile 2006
Maggio 2006
Giugno 2006
Luglio 2006
Agosto 2006
Settembre 2006
Ottobre 2006
Novembre 2006
Dicembre 2006
Gennaio 2007
Febbraio 2007
Marzo 2007
Aprile 2007
Maggio 2007
Giugno 2007
Luglio 2007
Agosto 2007
Settembre 2007
Ottobre 2007
Novembre 2007
Dicembre 2007
Gennaio 2008
Febbraio 2008
Marzo 2008
Aprile 2008
Maggio 2008
Giugno 2008
Luglio 2008
Agosto 2008
Settembre 2008
Ottobre 2008
Novembre 2008
Dicembre 2008
Gennaio 2009
Febbraio 2009
Marzo 2009
Aprile 2009
Maggio 2009
Giugno 2009
Luglio 2009
Agosto 2009
Settembre 2009
Ottobre 2009
Novembre 2009
Dicembre 2009
Gennaio 2010
Febbraio 2010
Marzo 2010
Aprile 2010
Maggio 2010
Giugno 2010
Luglio 2010
Agosto 2010
Settembre 2010
Ottobre 2010
Novembre 2010
Dicembre 2010
Gennaio 2011
Febbraio 2011
Marzo 2011
Aprile 2011
Maggio 2011
Giugno 2011
Luglio 2011
Agosto 2011
Settembre 2011
Ottobre 2011
Novembre 2011
Dicembre 2011
Gennaio 2012
Febbraio 2012
Marzo 2012
Aprile 2012
Maggio 2012
Giugno 2012
Luglio 2012
Agosto 2012
Settembre 2012
Ottobre 2012
Novembre 2012
Dicembre 2012
Gennaio 2013
Febbraio 2013
Marzo 2013
Aprile 2013
Maggio 2013
Giugno 2013
Luglio 2013
Agosto 2013
Settembre 2013
Ottobre 2013
Novembre 2013
Dicembre 2013
Gennaio 2014
Febbraio 2014
Marzo 2014
Aprile 2014
Maggio 2014
Giugno 2014
Luglio 2014
Agosto 2014
Settembre 2014
Ottobre 2014
Novembre 2014
Dicembre 2014
Gennaio 2015
Febbraio 2015
Marzo 2015
Aprile 2015
Maggio 2015
Giugno 2015
Luglio 2015
Agosto 2015
Settembre 2015
Ottobre 2015
Novembre 2015
Dicembre 2015
Gennaio 2016
Febbraio 2016
Marzo 2016
Aprile 2016
Maggio 2016
Giugno 2016
Luglio 2016
Agosto 2016
Settembre 2016
Ottobre 2016
Novembre 2016
Dicembre 2016
Gennaio 2017
Febbraio 2017
Marzo 2017
Aprile 2017
Maggio 2017
Giugno 2017
Luglio 2017
Agosto 2017
Settembre 2017
\\ Home Page : Articolo WEB-PAROLE.IT - CRIMINI ALL'ATENEO (11^ puntata)

CRIMINI ALL'ATENEO (11^ puntata)

Di Angela Bonora (del 14/08/2005 @ 09:27:27, in Giallo-Nero, linkato 1197 volte)

Giallo

 

   questo è un giallo...i poliziotti





L’ ISPETTORE

Quando i poliziotti arrivarono alla convinzione che forse qualche cosa di poco pulito doveva esserci, e non solo per le telefonate accorate di studenti, che avevano ammirata e amata quella dolce vecchietta, allora cominciarono gli interrogatori ai vari partecipanti al party.
Ma l’unica cosa che riuscirono a raccogliere era che la morta era tanto cara, tanto intelligente.

L’ispettore si fermò sul fatto “intelligente”.
Una persona intelligente é anche molto attenta, specialmente se soffre di disturbi di quel tipo, perché dall’autopsia era risultato che la morta aveva ingurgitato della noce e tutti avevano detto che ne era allergica.
Se le persone che le stavano sempre attorno non avessero tanto insistito dicendo che aveva un cuore di ferro, che non soffriva di crisi di asma, il referto del medico sarebbe stato di arresto circolatorio e basta.
A completare il quadro erano stati i dubbi espressi da una partecipante al party, una bella modella amante di un professore di economia, incallito scapolo.
Helen, così si chiamava, era poliallergica e fra gli alimenti che mal tollerava c’era la noce. Non a livello mortale, neppure patologico, ma allergica al punto da poter affermare che quel tè offerto al party aveva uno strano sapore e le si era gonfiata la lingua.
Ne aveva parlato con il suo amato bene, che, da persona accorta, aveva informato gli investigatori.

Investigatori chiamati per puro scrupolo dal preside:
- Non mi piace che ai miei party un professore possa morire e non credo che la semplice constatazione che é morto possa essere sufficiente alla sicurezza di tutti. E’ meglio vederci chiaro. E’ meglio battere tutte le strade. -
e una di queste aveva portato alla noce.
Non che ci fossero arrivati di primo acchito.
Helen aveva quella reazione con vari cibi: formaggi troppo stagionati, peperoncino, zenzero, in genere quasi tutti i cibi piccanti, ma che avevano un gusto che facilmente avrebbe alterato quello del te.
E lei, dato il lavoro che faceva, ai party più di un tè non si poteva permettere.

Dopo varie prove si era arrivati alla noce non molto matura, come quella, che sciolta nel liquido, non l’avrebbe alterato più di tanto.

Si fece l’autopsia ad Agata e si ebbe la conferma dei sospetti.
Un altro colpo di fortuna fu l’aver trovata dimenticata sul furgone del catering, dietro uno scatolone, ancora sporca, una delle caraffe utilizzate durante il party.
Un’analisi dei residui aveva permesso di fare il classico due più due.

Ed ecco il nostro Paolo, fuori di testa per la morte dell’amica più cara, sottoposto a stringente interrogatorio.
Come amico, che frequentava normalmente la casa della morta e ne conosceva tutte le particolarità, fu il primo sospettato.
Quali erano i loro rapporti?
C’era intesa sessuale?
Avevano avuto scontri per qualche motivo particolare?
Il peggio venne quando un notaio invitò un gruppo di persone per la lettura del testamento.
Fra queste fu chiamato anche Paolo e risultò che Agata aveva lasciato la maggior parte dei suoi beni a lui.
Non aveva parenti, nata e abbandonata, aveva iniziato la sua carriera di docente come maestra elementare all’orfanotrofio piemontese dove era stata lasciata. Aveva poi continuato a studiare arrivando a sessant'anni al culmine della carriera accademica. Era sempre stata sola, nella villetta fuori porta che aveva comprato quindici anni prima; riceveva molti amici, ma mai amici intimi.

Soltanto da una decina di anni aveva legato questa forte amicizia con Paolo.
In lui aveva visto il figlio che non aveva potuto avere e due mesi prima, quasi prevedesse il futuro, aveva stilato un testamento nel quale lasciava buona parte dei suoi beni a Paolo.
I suoi libri, ed erano tanti, erano stati lasciati alla biblioteca di facoltà.
Un piccolo appartamento era andato alla sua allieva Alba e una bella somma in contanti all'orfanotrofio piemontese.
Non era ricchissima, ma in tanti anni di lavoro e di fortunati investimenti aveva accumulato una piccola fortuna in titoli e in alcuni immobili, fortuna che poteva far gola a tanti.

E per questo Paolo era il maggior sospettato insieme ad Alba, sia per l’eredità, sia perché entrambi erano a conoscenza di tutti gli aspetti di Agata.

- Professore non neghi. Lei avrebbe potuto ucciderla facilmente e con buon profitto. -
- Un momento. Primo, non sapevo niente del testamento. Penso che nessuno ne fosse a conoscenza, eccetto lei e il notaio. Anzi il notaio neppure, perché alla lettura ha detto che era in possesso di una lettera sigillata da leggere, in caso di morte di Agata, in presenza delle persone segnate sulla busta: il testamento era olografo. Lei sa che ad una tale lettura si può venire chiamati per tanti motivi: erede, esecutore, testimone. Secondo, se avessi veramente pensato ad un omicidio nei suoi confronti avrei avute tante altre opportunità e meno cervellotiche. Pensi che solo la presenza di una vespa in un ambiente chiuso costituiva per lei un pericolo mortale. Era già stata punta diverse volte ed aveva dovuto essere ricoverata in ospedale d’urgenza e quindi era a rischio. -
- Ma , secondo lei, allora chi poteva odiarla tanto da inventare un tale intrigo?-
- Nessuno che io sappia. -
- E che mi dice di quella dottoranda, Alba , che ha ereditato l’appartamentino?-
- Ma vuole scherzare? Lei non é venuta neppure dal notaio. A dir il vero non l’ho vista neppure al funerale e pensare che erano tanto legate.... Ma ha la nonna morente ed é andata al paese, così mi ha detto Agata.-
- Come? Alba non si é fatta vedere. -
- No; può sentire anche dagli altri, potrei sbagliarmi. -


UNA STRANA TESTIMONIANZA

Quello strano studente che spesso andava nello studio di Agata, venne anche lui chiamato per essere interrogato.
Era al party e avrebbe avuto la possibilità di inquinare il tè.
Ma perché?
L’interrogatorio iniziò in modo totalmente diverso dagli altri.

Si voleva soprattutto scoprire cosa legava lo studente alla professoressa.

- Perché tanto spesso andava nel suo studio ?-
- Affari miei. -
con rabbia, quasi piangendo.-
- No, qui non si può parlare di affari personali da non rivelare. C’é un cadavere di mezzo e tu andavi quasi tutti i giorni da lei. Che facoltà frequenti?-
- Scienze Matematiche. -
- Che cosa c’entra con Teoria delle Decisioni e con la Psicologia ?-
- Si vede che lei non ha mai capito la matematica. -
- Ohè, ragazzo! Ricominciamo daccapo.
Che cosa aveva a che fare la professoressa con te? Visto che non vuoi dirmi che cosa avevi a che farci tu
?-
- Continuo a dire che i nostri rapporti non hanno nessun legame con l’omicidio. Non sono tenuto a parlare. - era sempre più pallido e teso.
- E allora io ti trattengo come sospetto...-
- Su quali basi?-
- Le tue visite, il tuo comportamento, per alcuni versi criticabile. Diciamo perché....non mi piacciono le tue scarpe da tennis: non sono in sintonia con tutto il resto dei tuoi abiti. Dovresti portare un paio di anfibi. -
- E’ che ho i piedi delicati....-
- La smettiamo di prenderci in giro? Mi sembri una persona intelligente e forse mi puoi aiutare in questo gazzabuglio.
-
- Non so se lei me lo perdonerebbe. Non so se lei avrebbe avuto piacere che io parlassi con altri dei suoi segreti. Comunque ora....é ....morta.
Da solo molto probabilmente non riuscirei a scoprire quel fottuto assassino o assassina....


Cominciamo dal perché io la conoscevo: era per me come una nonna, meglio una prozia. Lei e mia nonna erano cresciute nello stesso brefotrofio ed erano sempre rimaste amiche, sorelle. Lei aveva vissuto al brefotrofio a lungo finché non era andata all’università ed aveva iniziato poi la carriera universitaria ed era diventata docente universitaria.
Mia nonna a dieci anni era stata riconosciuta dai suoi genitori naturali che l’avevano cercata e ritrovata.
Mia bisnonna aveva partorito mia nonna a quindici anni, nel 1922, quando un figlio illegittimo era una vergogna; una ragazza madre, una puttana.
I suoi genitori, famiglia della nobiltà, l’avevano fatta partorire in un’altra città, avevano affidato la neonata al brefotrofio e mandata lei presso parenti in Francia.
Mia nonna a ventun anni, raggiunta la maggiore età, era ritornata in Italia e aveva sposato il suo amore di sempre, di famiglia borghese commerciante, che aveva accumulato un piccolo capitale, ma che era come un pugno negli occhi per i genitori marchesi.
I miei bisnonni, sposati, avevano ricercato la bambina nei brefotrofi.
Mio bisnonno aveva iniziata un’attività di importazione di prodotti coloniali dall’Africa e doveva spesso assentarsi dall’Italia e ciò complicò la ricerca: una donna alla fine degli anni ‘20 non aveva possibiltà di muoversi come adesso.

Le due bambine, Agata e mia nonna, erano cresciute assieme, avevano tre anni di differenza, ma stavano sempre assieme. Mia nonna dice sempre che quando Agata, neonata, entrò nel brefotrofio, lei sentì che le era nata una sorellina e come tale la trattò e la amò.
Nel 1932 finalmente, complice una suora che teneva i registri dei figli abbandonati e le prove per un eventuale riconoscimento, la figlia fu trovata.
Aveva 10 anni ed era stata riconosciuta per un mezzo santino della Madonna di S. Luca che mia bisnonna aveva nascosto tra i pannolini e di cui teneva l’altra metà.
Mia nonna uscì dal brefotrofio e Agata, che non venne mai né riconosciuta né adottata, e aveva allora sette anni, rimase sola.
Sapeva però di avere una famiglia anche lei, una famiglia che tutte le feste l’andava a prendere, una famiglia con tanti fratellini e sorelline, che nel frattempo erano nati, con i quali passare le vacanze.
Fu tanto per Agata , non aveva perso la sorella, ma trovato una grande famiglia. Peccato che dopo ogni uscita dovesse ritornare nel grande casermone delle suore.

I miei bisnonni l’aiutarono per gli studi sino all’università, lei aveva poi cominciato a lavorare all’interno del brefotrofio come sorvegliante e insegnante .
A ventitré anni vinse un concorso per assistente universitario ed uscì finalmente da quel tetro ambiente: si prese un piccolo appartamento vicino alla sorella.
Intanto la nonna nel 1940 si era sposata e dopo tre anni aveva avuto una figlia che a sua volta poi nel 1965 si sposò ed eccomi giovane promessa della matematica a ventiquattro anni.
E a lei servita una bella storia, vera, alla Carolina Invernizio
[1] .-

L’ispettore che aveva sino allora ascoltato silenzioso si ridestò come da un sogno. Sfilò la cassetta dal registratore e la voltò

- E ora dimmi il resto, che tanto mi devi ancora raccontare. -
- La mamma é disperata
per il mio modo di fare, per il mio modo di vestire. La nonna ci si diverte e mi ha affidato a sua sorella putativa. Agata, ridendo e scherzando, mi ha considerato un nipote un po’ scapestrato, con troppi soldi per fare quello che vuole, ma nel complesso mi ha sempre valutato bene. Andavo da lei per parlare dei miei studi: era per me un tutor. Forse c’era più confidenza con lei che con la nonna.
Forse perché io conoscevo alcuni suoi segreti, sempre gelosamente custoditi.
Io adesso gliene parlo, ma vorrei che la cosa rimanesse tra noi: ovviamente nelle possibilità dell’inchiesta.
Era una persona con una mente eclettica
. Si interessava di tutto. Ne fanno fede le due lauree prese: Economia e Psicologia, che sembrano tante lontane l’una dall’altra, ma che in realtà, soprattutto per il modo che aveva lei di studiare, si integravano e si completavano.
Aveva parecchi hobbies
.
Durante le sere, che dedicava a spettacoli televisivi, intrecciava anche stupendi pizzi ad uncinetto: in essi si rispecchiavano la sua predilezione per l’architettura e un lavoro rotondo era una vetrata di cattedrale, uno scorcio di gotico floreale.
Di notte, alla luce di una lampada orientabile, disegnava su vetro o ad acquarello paesaggi fantastici degni di un Marc Chagall.
Ma la sua passione più grande erano i gialli. Aveva la collezione intera dei gialli Mondadori, che leggeva e rileggeva. Agatha Christye, Graham Green, Wallace, McBains, Rex Stout, Chandler, Cammilleri, e tanti altri giallisti occupavano un armadio segreto del suo studio.
Sembrava che si vergognasse che quelli che frequentavano la casa vedessero esposto questo suo interesse. Ma forse o senz’altro la questione era un’altra: lei scriveva, scriveva gialli ed io ero il suo tramite con l’editore.
Era un autore di successo. Scriveva firmando con uno pseudonimo che solo noi tre conoscevamo.
I suoi libri vanno a ruba nelle librerie e ne vengono fatte diverse edizioni, alcuni sono stati tradotti in altre lingue ed uno é stato preso come soggetto di un film che uscirà tra poco.
Ha iniziato a scrivere ad età avanzata ma con il brio di una quindicenne: ci si divertiva. Forse la nonna ultimamente é venuta a conoscenza di questo suo aspetto e senz’altro mio padre lo è perché ne ha sempre curato gli interessi.-


-Mi apri un mondo nuovo. Mi hai fatto conoscere una persona totalmente diversa. Mi sarebbe piaciuto conoscerla da viva.
Ma mi spieghi perché nel testamento non si parla di diritti d’autore. Inoltre perché nel testamento, tua nonna, la tua famiglia, tu non siete stati ricordati?-

-Le sarebbe piaciuto certamente.
Adesso rispondo ai suoi dubbi. Con il commercio del caffè mio nonno e poi suo genero, mio padre, sono diventati ricchi e lei ha sempre detto che donare ai ricchi é peccato. Ha lasciato la maggior parte al professor Paolo D., dopo essersi consultata con la nonna e con mio padre, ma i diritti d’autore e i diritti sui film che verranno ricavati dai libri vanno totalmente ad un ospedale e ad un centro di ricerca per l’AIDS situato in Africa.
-
- E qui ritorna il movente dell’eredità. A quanto pare era diventata parecchio ricca. -

- Può escludere per quel movente il sottoscritto e tutta la mia famiglia. Del testamento un po' ne avevamo parlato non molti mesi fa a tavola, una domenica, e mio padre, che era anche il suo commercialista, l’aveva consigliata. -
- Allora si ritorna a Paolo D. .-
- Ma no! Agata si faceva spesso pagare da lui anche la cena; lui non sapeva che cosa avesse e le sue intenzioni. Il complesso del suo patrimonio era noto solo a noi. -
- Qualcuno che rubasse in casa ?-
- Mi fa ridere. Ma chi ammazza in tale modo per rubare e poi non ruba? Piuttosto la sua intelligenza poteva essere un handicap.
Abituata a ragionare con acutezza deve aver visto, sentito, capito qualche cosa che poteva essere dannoso a qualcuno. -
- Forse hai ragione. Debbo rivedere la posizione di tutte le persone implicate sin dall’inizio. Mi aspetto che tu mi aiuti. Il tuo modo di presentarti può essere una buona apertura e il tuo acume nell’analizzare i fatti un buon aiuto. -

[1] Carolina Invernizio (1851-1916) autrice di romanzi d’appendice.



SPARITA

In un piccolo paese della Val Padana, proprio vicino all’argine del fiume, il postino aveva portato una lettera raccomandata per Alba S. .
La madre l’aveva ritirata e come al solito aveva telefonato alla figlia.
Strano, il mittente era un notaio di B..
Aveva telefonato la mattina stessa e poi aveva riprovato, ma quella benedetta ragazza non era mai in casa e mica che inserisse la segreteria telefonica.
Erano tre giorni che la cercava, ma niente.
Poi, come mai?, non aveva ancora telefonato quella settimana e sapeva che la nonna non stava troppo bene.
La sua compagna di casa, Irene, non era il caso di fare affidamento su di lei, era sempre a casa di Ugo.
Beh, telefonerà prima o poi.
E’ che non voleva spendere e anche una telefonata a casa, per quella bimba, erano soldi.
Aveva l’impressione che il giorno che telefonava sua figlia limitasse il mangiare per far tornare i conti.
Per fortuna che aveva vinto la borsa per il dottorato di ricerca.
............................

- Si? La questura di B. ? Ma ci deve essere un errore. L’ispettore Pieri vuole parlare con mia figlia. Ma mia figlia è a B., dove frequenta l’università come dottoranda. -
....
- Ah, é lei l’ispettore Pieri. Perché cerca mia figlia qui al paese? Come? E’ partita sabato della settimana scorsa per casa? E’ impossibile, lei si sbaglia, qui non c’é. Anzi é arrivata una lettera raccomandata per lei da parte di un notaio di B. -
- Come? é morta la professoressa Agata G.? Mia figlia era senz’altro al funerale. La professoressa per lei era come una seconda madre. Quasi, quasi ne sono gelosa.
Ma che mi fa dire? Lei dice che a casa, a B,. non c’é, al funerale non si é vista. I colleghi dicono che é al paese....e qui non c’é. Oh, mio Dio, ispettore dov’é mia figlia?-


Dall’altra parte l’ispettore sentiva pesarsi a dosso la valanga di tutti quegli interrogativi e ora aveva solo due strade:
o Alba S. aveva ucciso la professoressa, ma perché? per un appartamento? una ragazza che gli avevano detto tanto forte da lavorare, studiare, non mangiare per comprarsi un libro? no, non c’era logica;
o Alba era scomparsa in un altro modo, ma come? dove era andata?

La segretaria l’aveva vista il venerdì pomeriggio alle cinque quando era andata da Agata G..
Il venerdì la segretaria rimaneva a lavorare anche nel pomeriggio e stava proprio uscendo quando Alba era arrivata in dipartimento.
Alba aveva veramente preso il treno?
Bisognava sentire da Irene, la compagna di casa di Alba .
Chiamò per interfono l’aiutante e gli fece cercare Irene M. per convocarla.

La mattina dopo Irene, in orario, alle otto era al Commissariato.
- L’ispettore Pieri mi aspetta. -
- Primo piano, secondo ufficio, corridoio a destra. -
Saliva le scale e le gambe le sembravano di piombo.
Arrivò all’ufficio e si trovò davanti un uomo di mezza età con due occhi azzurri spettacolari. Peccato non fosse più giovane, ci avrebbe fatto un pensierino. Chissà quanto guadagna un ispettore di polizia ?

- Dottoressa Irene M. ?-
- Si - ....
quegli occhi.
- Signorina mi dica ......-

L’interrogatorio fu breve . La ragazza era chiara nelle risposte, ma disgraziatamente sapeva poco.
Alba e Irene si erano viste con Filippo il venerdì sera alle sette per una pizza veloce, c’era anche l’Ugo di turno.
Irene era andata a casa di Ugo e ci era rimasta sino al mattino seguente alle dieci.
Quando verso le undici, dopo essere passata dal supermercato, era arrivata all’appartamento che divideva con Alba , lei era già uscita: aveva il treno alle dieci.

- Le ha lasciato qualche biglietto? -
- Ce l’aveva detto la sera prima che voleva andare a casa a vedere la nonna. -
- Ha notato qualche cosa di insolito in casa. Non so, qualche cosa fuori posto, qualche cosa che non doveva esserci o che non c’era ? -
- No. Era tutto come al solito. La nostra casa é piccola e con un’occhiata si vede tutto. Era tutto in ordine. ... se mi fa pensare,....forse troppo in ordine.
Alba quando parte viene presa dall’ansia e lascia sempre qualche cosa in giro. Questa volta ha rifatto persino il letto...-
- Allora lei l’ha lasciata con Filippo N., diciamo poco dopo le otto. Mi dica come sono i rapporti tra Alba S. e Filippo N. .-
- Buoni
.
A dir il vero Filippo é innamorato di Alba, ma per lei é solo un amico. Niente da fare. Ognuno a casa propria. Lei deve finire gli studi il più presto possibile e iniziare un lavoro, magari anche dentro all’università o nel corpo docente o anche nell’ambito amministrativo.-

La lista si allungava: vedremo anche Filippo N. e sentiremo che cosa ha da dirci.
Ben poco.
Filippo N., convocato, disse di avere lasciata Alba alle otto e mezza davanti alla sua porta di casa. Disse di avere avuto l’impressione che avesse premura. Anche in pizzeria aveva mangiato la sua “margherita” e pane, come al solito, ma con impazienza, bevendo un bicchierone d’acqua come se volesse mandarla giù il più in fretta possibile.

- E’ sicuro di non averla rivista in questi giorni? So che lei ha una particolare affetto per Alba S..-
- No, non l’ho più vista da venerdì. Anzi, pensavo che sarebbe stata presente al funerale della professoressa Agata G.: erano grandi amiche. Non c’era, strano che nessuno l’abbia avvisata. Comunque la mattina che é partita si dovevano vedere, perché Alba doveva portare in dipartimento un volume che serviva alla professoressa. -
- Come fa ad avere questo dettaglio? Glielo ha detto la ragazza?-
- No, durante il funerale la segretaria del dipartimento ne ha parlato, dicendo che la mattina di venerdì la professoressa l’aspettava. Doveva portare il libro prima di andare alla stazione, ma non si é fatta vedere.
E’ strano...per Alba ogni desiderio della professoressa é un ordine. Secondo me perde piuttosto il treno, ma non fa uno sgarbo del genere.
-

E alle otto e trenta tutto si fermava: Alba S. era sparita.
Che il ragazzo, sempre rifiutato, fosse stato preso da un colpo di passione mal represso? che le avesse combinato qualche cosa?
No, non ne sembrava il tipo. Calmo, dispiaciuto, preoccupato, se vogliamo essere precisi. Ne aveva visti tanti di matti, repressi, e lui non era uno di quelli.

Bisognava cercare da altra parte.
Due erano adesso i problemi:
la morte di Agata G. e
la sparizione di Alba S..

Sinora aveva parlato con gli altri due ordinari, senza ottenere niente: troppo presi dai loro problemi di carriera per interessarsi alla vecchietta.
E quando aveva parlato con loro il problema ragazza non esisteva ancora e, comunque, non gli sembravano individui da interessarsi ad una semplice dottoranda.

Aveva sentito gli associati: il primo, indifferente del tutto, aveva poche notizie, vedeva saltuariamente la collega a qualche riunione, il secondo, quasi un figlio, era il più probabile indiziato per la morte di Agata G. insieme a Alba S. , ma per motivi di eredità.

Anche a loro non aveva parlato ancora della sparizione della ragazza.
Aveva convocato quel ricercatore dai capelli rossi, tronfio, pieno di se stesso, troppo occupato a soddisfare i professori ordinari Vittorio B. e la sua amante Caterina K. in vista di una possibile carriera per interessarsi degli altri, specialmente di una vecchietta come Agata G. . Della ragazza niente da fare.

Utile per l’omicidio di Agata G. era stato l’incontro con il ragazzo punk, una vera miniera di informazioni. Doveva cominciare tutto daccapo. 
Aveva bisogno di scambiare quattro parole con il ragazzo amico della vittima. A volte parlare con un buon ascoltatore ci si schiariscono le idee.



Articolo Articolo  Storico Storico Stampa Stampa
© Copyright 2004-2011 - Tutti i diritti sono riservati.                                                                Io uso dBlog 1.4 ® Open Source PRIVACY POLICY