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\\ Home Page : Articolo WEB-PAROLE.IT - CRIMINI ALL'ATENEO (12^puntata)

CRIMINI ALL'ATENEO (12^puntata)

Di Angela Bonora (del 11/08/2005 @ 09:23:51, in Giallo-Nero, linkato 1247 volte)

Giallo

 

   ...indagini....





DI NUOVO LO STUDENTE

- Ecco mi sono permesso di fare una cosa che non ho mai fatto in venti anni di carriera. Ti ho messo in mano tutto. Chissà perché mi fido del tuo intuito? Forse perché conoscevi così bene Agata G. e forse anche Alba S..-
- Si conosco Alba: é bella , ma troppo seria e vecchia per me. Mi ha detto che piace a Filippo N. , ma che lui, quando l’ha interrogato, non gli ha detto nulla di nuovo. E’ sparita. Vediamo quali altri contatti ha questa ragazza. -
- Sembrano pochi, solo di lavoro. -
- Ma perché mi ha chiamato per raccontarmi tutto? Perché proprio io? Perché non qualcun altro? -
- Tu sei il trait d’union tra Agata G. e Alba S. e qualcosa mi dice che tra la morte dell’una, assassinio per essere precisi, e la sparizione dell’altra ci deve essere un nesso. In testa mi rimangono le due faccende strettamente legate. -
- Ma abbiamo già deciso che con la morte di Agata io non c’entro e quindi non c’entro con la sparizione di Alba. Le faccio una domanda: secondo lei é sparita prima la ragazza o é morta prima la nonnina?-
- Sembra sia sparita prima la ragazza, la professoressa l’ha aspettata inutilmente quel venerdì mattina.-
- Allora la mente da investigatrice di Agata deve essere entrata in funzione, si é accorta che Alba era sparita e con quello si é preparata la bara. -
- Volevo che tu me lo dicessi. Ora che la casa della professoressa non é più sigillata vorrei che andassi là e con pazienza vedessi se c’é qualche cosa che non torna.
Solo una persona che la conoscesse bene può fare una ricerca del genere. Te la senti?-




UN COLLEGA

L’ispettore andò a portare i propri saluti al Rettore e al Preside della facoltà.
Forse parlando con loro poteva venire fuori un nuovo indizio per l’assassinio di Agata G. .

Sia con l’uno che con l’altro si comportò come uno zelante burocrate che rende edotte le persone di grado superiore sul suo operato.
E  sotto, sotto, infilò qualche domanda nuova sulla vittima, sul suo modo di fare, sul suo carattere, sulle sue manie.
Ma ottenne il solito risultato: era una tanto cara amica, a volte un po’ decisa in consiglio, ma non si ammazza con tanta freddezza una collega per questo.

“Collega” ecco una parola, una definizione che dava da pensare. Tutti e due i luminari avevano fatto il parallelo collega-omicida. Strano....
Nessuno aveva minimamente pensato ad un elemento esterno all’ambiente. Effettivamente neppure lui.
Logico: l’assassinio era avvenuto nell’ambiente, tra persone di quell’ambiente e solo chi conoscesse completamente tutto poteva permettersi di congegnare un omicidio tale.

Intanto lo studente era andato alla casa della sua nonnina.
Quanti ricordi, il cuore stretto a pensare tutte quelle cose ormai inutili senza di lei.
Là sopra allo scaffale una piccola collezione di conchiglie, sopra un altro, disposti in modo raffinato, tanti piccoli bicchieri di cristallo. Alle pareti tanti, tanti piatti di ceramica: molti regalati dagli studenti che si erano laureati con lei e che conoscevano questa sua mania per le ceramiche. In ogni scaffale, davanti alla fila di volumi, erano disposti tanti piccoli oggetti, di tutti i tipi.
Lei piccola di statura amava raccogliere cose piccole. Gli aveva confidato che tale mania era sorta tanti anni fa quando era andata da una vecchia signora svizzera a prendere lezioni di francese per superare un esame all’università.
Entrare nella casa di Madame Fifi, questo era il nome un po’ da cocotte dell’insegnante, era come infilarsi in una bomboniera. Non c’era tavolo, mensola, ripiano, parete che non avesse qualche bel oggetto esposto. Aspettando Madame, lei guardava, ammirava e le erano rimaste nella mente quei begli oggetti e appena aveva qualche soldo in più frequentava mercatini dell’antiquariato ed acquistava. Ormai la conoscevano i rivenditori e appena avevano qualche cosa di carino le telefonavano.

Dove sarebbero andate tutte quelle cose? Ognuna di esse aveva più storie: quella dell’artigiano che aveva lavorato per farla, quella della persona che l’aveva comprata per tenerla o farne regalo, quella della persona che l’aveva ricevuta, quella dell’antiquario che l’aveva avuta per la vendita e infine quella della piccola nonna.

Dolce nonna .....come farò senza di te?”
Aveva deciso di domandare a Paolo D. se poteva avere un oggetto come ricordo.

Passò dalla sala alla cucina e vide in terra un po’ di cibo del gatto, lo raccolse e lo mise nella pattumiera. Un ricordo l’aveva già: il micio era già in pianta stabile a casa sua, povero gatto che ancora vagava nelle stanze della casa nuova alla ricerca della sua padrona. Per fortuna che sua nonna lo conosceva dalla nascita e il gatto l’aveva adottata subito come nuova amica.
Amica, perché, come Agata aveva sempre parlato al gatto e detto che lui le rispondeva, anche sua nonna faceva lo stesso e il micio non era rimasto solo.

Sempre guardandosi attorno il ragazzo fece il giro della cucina come aveva fatto nella sala: sembrava tutto come al solito.
Andò nella stanza da letto, c’era ancora il suo profumo nell’aria, poi nel bagno.
Tutto in ordine sembrava che lei avesse appena riordinato.

La polizia aveva fatto un’analisi accurata, ma aveva mantenuto le cose come erano all’inizio. Era stata una pretesa dell’ispettore, una pretesa un po’ criticata dai colleghi e subalterni, ma lui aveva sempre insistito che per conoscere l’assassino bisognava conoscere bene l’assassinato e la casa di quest’ultimo ne era la foto e le foto non vanno distrutte in questi casi.

Le stanze degli ospiti, due, erano troppo anonime e sostò il minimo indispensabile.
Aveva tenuto per ultimo lo studio a pianterreno a lato della sala, vicino alla cucina. Qui secondo lui poteva trovare qualche anomalia. Tanti volumi negli scaffali ed ancora tanti piccoli oggetti, ma in ordine. Sulla scrivania era tutto al solito posto. Aprì i cassetti e rimase interdetto, non c’era il solito ordine: la nonnina teneva i fogli ben disposti, così le matite, tutte le cose, invece qui tutto era come spostato, qualcuno aveva cercato tra quelle carte.
Ma cosa? Cosa mancava in quello studio? Cominciò a pensare al modo di fare della nonnina. Cosa faceva di solito? Riordinava sempre: lei diceva che se no, essendo smemorata, dopo non ritrovava nulla.
Smemorata, smemorata....”
in tutto lo studio non c’erano appunti, mancavano i soliti pezzetti di carta appiccicati alla lavagnetta sopra al tavolo sulla sinistra; e l’agenda? quella poteva essere nello studio all’università, ma i foglietti? Poteva averli già eliminati prima dell’omicidio, ma ne dubitava: uno ne staccava e due ne appiccicava, tante erano le cose di cui si interessava.
Si ripromise di andare in facoltà, i foglietti potevano essere dentro all’agenda.

Si spostò verso un mobiletto piccolo, nell’angolo dello studio. Era la cassaforte e da questa doveva ancora togliere l’ultimo manoscritto e gli ultimi appunti per il prossimo volume. Solo questi, perché solo per questi egli era esecutore del secondo documento che il notaio aveva letto solo alla sua famiglia e riguardante i volumi e i diritti d’autore, come aveva rivelato all’ispettore.
Conosceva da sempre la combinazione: era la data della sua nascita. Tra di loro esisteva un vecchio gioco iniziato quando lui era bambino. Lui una volta al mese aveva il permesso di aprire la cassaforte ed era sicuro di trovare sempre un piccolo regalo. Divenuto grande la cassaforte era diventata il modo per trasmettersi i manoscritti, le bozze e tutto ciò che riguardava l’attività di scrittrice della nonnina. E spesso trovava un piccolo pacchetto con sopra il suo nome: piccoli regali, come una matita buffa, grandi regali, come il biglietto per il viaggio al Capo Nord. Regali con i quali lei cercava di dimostrare l’affetto e la stima che aveva per lui.
Anche lui spesso lasciava nella cassaforte pacchettini....ora non più.

Uscì dalla casa attraversò la strada e guardò la casa e si accorse di aver lasciata accesa una luce e la casa sembrava illuminata tutta, perché le porte delle stanze erano aperte. Tornò sui suoi passi per sistemare la luce e le porte.

La mattina, dopo aver telefonato alla Rosanna per spiegarle tutto, andò nello studio in facoltà. Presto perché era meglio che non incontrasse nessuno dei docenti o altre persone.
Anche nello studio era tutto in ordine. Sì c’erano come al solito pile di libri sparse da ogni parte, minute di articoli in preparazione, ma quell’apparente disordine aveva una sua logica per la professoressa. I cassetti della scrivania erano stati chiusi dopo la perquisizione operata dagli investigatori della polizia.
La Rosanna, che era stata il giorno prima informata dall’ispettore, glieli aprì tutti e lui cominciò a scartabellare foglio per foglio.
Niente, nessun foglietto giallo.
Nessuna agenda.
Ne parlò con la segretaria e lei gli disse che la professoressa, qualche giorno prima di morire, le aveva detto di averla persa e di essere preoccupata perché a quanto pareva la domestica ad ore aveva spolverato troppo bene la sua scrivania a casa: mancavano alcuni suoi appunti.
La Rosanna gli disse anche che, secondo lei, l’agenda dovevano avergliela rubata in autobus prendendola per il portafogli, la grandezza era la stessa e lei la teneva sempre nella borsa a tracolla.

Anche qui mancava qualcosa: gli appunti che lei faceva su ogni cosa che doveva fare. Aveva l’abitudine di annotare tutto sui post-it, li appendeva in casa e in ufficio e poi riportava le annotazioni nella sua agenda giornaliera così da non dimenticare appuntamenti, ricorrenze, doveri d’ufficio, e altre cose.

In casa e in ufficio non esistevano foglietti, né l’agenda e la segretaria diceva che lei se ne era accorta. Ecco che cosa aveva fatto agire l’assassino. Chissà che cosa c’era in quei foglietti?

Rimase serio, pensieroso con lo sguardo fisso nel vuoto:
- Signora Rosanna é stato tolto qualche cosa dallo studio della Prof.?-
- No l’ispettore dopo il sopraluogo ha preteso che tutto fosse rimesso come era stato trovato. Avessi sentito i suoi aiutanti? erano imbestialiti per questa sua mania. -
- E’ venuto qualcuno in questo studio nei giorni subito prima o subito dopo la sua morte e prima delle investigazioni?-
- Io non ho visto nessuno. Ma c’é da dire una cosa: chiunque può entrare qui perché in portineria esiste un mazzo di chiavi completo del dipartimento ad uso dell’agenzia delle pulizie che viene tutte le mattine. -
- A proposito, qualcuno dell’impresa delle pulizie potrebbe aver rimosso i post-it che la professoressa teneva sempre in giro?-
- Lo credo del tutto impossibile. I professori hanno sempre dei foglietti sui loro tavoli e spesso sono annotazioni importanti per la ricerca.
Pensi che quando abbiamo stipulato il contratto con l’agenzia é stata inserita la clausola che imponeva di non rimuovere alcun foglio dai tavoli, pena l’annullamento del contratto. Quindi...-

Il ragazzo lasciò il dipartimento e si recò in portineria. Lì tutti lo conoscevano.
- Che ci fai qui nella nostra facoltà ora che la professoressa non c’é più?
Hai nostalgia di noi?-
- Ho bisogno del vostro aiuto. Mi potete dire se qualcuno ha ultimamente preso il mazzo di chiavi del dipartimento, il mazzo di chiavi che di solito usa l’agenzia di pulizia?-
- Ma queste sono informazioni riservate. -
- Ma va! Chiunque viene lì dietro al banco a prendere la propria posta e voi siete ben contenti di risparmiarvi un lavoro. -
- Di solito vengono le segretarie dei dipartimenti a prendere la posta dalle buche dove le abbiamo smistate. Altre persone non vengono qui dietro. -
- Sei di memoria corta: sono venuto ultimamente anch’io per telefonare per un taxi.-
- Tu sei un’eccezione. E’ che sei simpatico e quindi lasciamo correre con te. -
- Quindi solo segretarie e operai delle pulizie e voi potete prendere il mazzo delle chiavi. - - A volte qualche professore si dimentica le chiavi dello studio a casa e quindi viene a prendere queste. Ma nell’ultimo mese non é mai capitato. Tutti hanno le chiavi dello studio nello stesso mazzo di quelle di casa o dell’auto e quindi é difficile che se le dimentichino. -
- Quando non c’é nessuno di voi, come di notte, questo sportello rimane chiuso? -
- S’intende, abbiamo molte cose qui e poi c’é la posta in giacenza. Oh giovanotto cosa ti sei messo a fare? il poliziotto?-
-
No, no, era una semplice curiosità. -
- Non me la dai a bere. -
- Se vuoi bere qualcosa vieni con me al bar. -
- Come se avessi già ordinato il caffé. Eccomi. -
e uscì veloce dal gabbiotto della portineria.

Il discorso si era svolto con il più giovane dei portieri, un bel tipo con il bulbo di due colori: blu e nero. Si atteggiava anche lui a punk, ma era un tipo calmo e lavoratore; forse di tutti quelli che facevano servizio di portineria era il più impegnato. Dicevano che studiasse per fare gli esami per il concorso come segretario in Presidenza, aveva una laurea in lettere, ma aveva trovato solo quell’impiego, che poi non gli dispiaceva del tutto.
Si avviarono, lo studente prima di uscire si voltò e guardò la serratura dello sportello: era normalissima una di quelle che si aprono facilmente.

Al bar dopo aver ordinato i caffè si misero a parlare di calcio e del campionato di basket.

- Voglio sapere un’altra cosa. Quando la facoltà é chiusa, dopo le sette, può entrare qualcuno?-
- Sì, i professori che hanno le chiavi della porta principale. Sono quelli che sono abituati a far ricerca di notte, con il silenzio. Non sono molti. -
- Tu sai chi sono?-
- No, non li vedo mai, vengono quando siamo andati via tutti o rimangono nei loro studi anche quando chiudiamo tutto. I nomi sono segnati in Presidenza e solo il Preside ha la lista. Sai avere le chiavi di un ambiente come questo é una responsabilità, ci sono tanti computer, c’é un laboratorio di informatica e uno di chimica fornito di apparecchiature per le analisi, elementi chimici di valore, tanti volumi nelle biblioteche specialistiche. Rimango comunque dell’idea che tu stai facendo delle domande che dovrebbero essere fatte dalla polizia. Perché?-
- Non ti posso rispondere, ma mi conosci bene e sai che non faccio mai nulla se non ho uno scopo e lo scopo é più che corretto. Appena posso ti metto al corrente di tutto quello che sto facendo
. -

Si lasciarono appena fuori dal bar.



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