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\\ Home Page : Articolo WEB-PAROLE.IT - CRIMINI ALL'ATENEO (13^puntata) - Indice

CRIMINI ALL'ATENEO (13^puntata) - Indice

Di Angela Bonora (del 25/07/2005 @ 09:00:15, in Giallo-Nero, linkato 1455 volte)

Giallo

 

   I GIOCHI SONO FATTI!





INSONNE

Il ragazzo si allontanò dalla zona universitaria.
Aveva già un suo progetto. Sarebbe andato a casa a cenare e poi avrebbe preso la macchina e verso le sette sarebbe ritornato nelle vicinanze dell’atrio principale a vedere i topi notturni che frequentavano la facoltà.

Il progetto non ebbe subito un esito felice: per ben due notti nessuno si fece vedere. Si diede dello stupido, aveva scelto le notti di sabato e domenica. Anche gli studiosi fanno il fine settimana.

Il lunedì sera ebbe i primi risultati: entrarono due professori che avevano lo studio all’ultimo piano e facevano ricerca assieme, avevano vari articoli a due nomi. Molte malelingue dicevano che assieme facessero anche altre cosette...a lui non interessavano e non erano nell’elenco della polizia e non ci sarebbero neppure potuti entrare per tante ragioni. Troppo fuori dall’ambiente di Agata.

Il martedì notte si fece vedere quel ricercatore dai capelli rossi, quello che lavorava con Vittorio B. e aveva lo studio al primo piano sopra al porticato. Rimase in studio una mezz’ora e poi se ne andò.

Il mercoledì notte venne invece Vittorio B., che rimase cinque minuti e uscì con due libri sotto il braccio.

Giovedì si fecero vedere Alberto B. e Paolo D. entrambi rimasero una decina di minuti. Poteva essere una traccia.

Le sere del fine settimana registrarono un vuoto completo.

Avrebbe passati quei nomi all’ispettore perché controllasse dal Preside se le entrate erano autorizzate.


UNA STRANA PREDA

Era settembre e iniziò la stagione di caccia. Un bracco molto bello, marrone con chiazze grigio chiare, ebbe una sorpresa antipatica.
Correva dietro ad una volpe, quando il suo olfatto fu distratto da un odore dolciastro e si fermò in fondo ad un calanco guaiendo in modo impressionante.
I cacciatori lo raggiunsero e poi...con i cellulari chiamarono il pronto intervento della polizia.

Era un cadavere ormai decomposto e sbranato dalle volpi e dai topi.
La scientifica stabilì che si trattava di una donna di circa trent'anni, forse meno, che era morta per un fendente inferto all’altezza della giugulare con un corpo acuminato.
Ad un esame più particolareggiato l’arma fu identificata come vetro grosso appuntito, non era stato un fendente ma piuttosto una pugnalata.
La morte, che si poteva far risalire ad un mese, era avvenuta per emorragia istantanea.

La prima impressione degli investigatori fu che l’assassinata facesse parte di quelle prostitute importate dalla mafia albanese e che ci fosse stato un regolamento di conti. La ragazza voleva andarsene ed era stata dissuasa del tutto.

Gli investigatori setacciarono la zona albanese e quella che aveva contatti con essa, ma dalle ragazze che si lasciarono avvicinare seppero che negli ultimi tre mesi non erano arrivate ragazze nuove, e che non ne erano scomparse.
La pista si fermava senza possibilità di essere sostituita: non vi erano documenti, non vi erano vestiti, niente che potesse permettere un’identificazione della vittima, solo un piccolissimo brandello di seta, che doveva essere stata bianca, infissa sotto l’unghia dell’indice della mano sinistra, come se la vittima si fosse aggrappata alle vesti dell’assassino. Ma quanti vestiti di seta bianca c’erano in città e fuori città ?

- A che cosa stai lavorando Guido?-
- Qualche giorno fa un cane da caccia ha trovato il cadavere di una ragazza nel fondo di un calanco sulle colline. Pensavamo fosse un regolamento di conti tra albanesi, ma non se ne fa niente. Siamo in un vicolo cieco. Non possiamo fare neppure un identikit della persona.
A medicina legale sono rimasti interdetti perché le mani della vittima darebbero indicazioni contrastanti: quello che rimane fa pensare ad una persona accurata e si sono rilevate tracce di cosmetici costosi, ma la struttura ossea della mano fa pensare ad una persona dedita a lavori duri, pesanti, come campestri, o quanto meno di giardinaggio ma non come hobby.
Abbiamo avvicinato le aziende agricole e quelle di giardinaggio della zona e non abbiamo risolto niente. -
- Dici coltivazione dei campi? Quanti anni vengono attribuiti alla ragazza, di che colore ha i capelli?-
- Una trentina. I capelli sono biondi schiariti. Il perito settore ha detto che ha una struttura da modella, alta con uno scheletro ben fatto. -
- Avete trovato qualche altro indizio?-
- Uno piccolissimo, ma a mio parere non utile e comunque in contrasto con gli altri. E’ un minimo brandello di seta bianca sotto l’unghia dell’indice della mano destra. Perché mi fai queste domande? hai qualche idea utile?-
- No, no. -

Si allontanò l’ispettore, ma qualche idea l’aveva.
Andò al suo tavolo e prese fuori la carpetta di uno dei suoi casi irrisolti e cominciò a guardare le informazioni che aveva raccolto su quella ragazza che frequentava il dottorato nella stessa facoltà di quella professoressa uccisa con la noce.
Quella ragazza che lui aveva sospettato per fatti di eredità, ma che poi era risultata svanita nel nulla.
Alcuni dati si adattavano agli indizi dati da Guido: la struttura, i capelli, le mani soprattutto. Gli avevano riferito che la ragazza aveva lavorato nei campi per potersi mantenere durante tutto il periodo degli studi universitari per conseguire la laurea.
Solo ultimamente aveva lasciato tali lavori, perché fruiva di una borsa di studio per il dottorato di ricerca ed aveva la possibilità di dedicarsi completamente allo studio.

Telefonò al perito settore, il quale confermò i dati riferiti da Guido, ma gli confermò anche che era impossibile il riconoscimento dato lo stato del corpo, solo con un esame del DNA si poteva far qualcosa.
Telefonò a Irene, quella ragazzina buffa, che lo guardava con occhi sognanti.
Abitava ancora nella casa che divideva con Alba, non che ci abitasse veramente: era solo una base, normalmente stava in casa dal suo ragazzo Ugo. Fu fortunato la trovò.
- Dottoressa sono ... come sta? Si é vista la sua amica?-
- No ispettore sono parecchie settimane che non si fa più vedere, cosa le sarà successo? Lei ha notizie?-
- Non proprio. Ma avrei bisogno di qualche cosa di personale di Alba S.. Sono ancora lì i suoi effetti personali, no? Diciamo una camicetta e uno spazzolino da denti oppure una lima per le unghie. Se lei me li può preparare mando un agente a prenderli domani mattina. -
- Ispettore la sua richiesta mi fa agitare. Lei sa qualcosa di brutto. Quegli oggetti le servono per il confronto del DNA. Vero?
- e al silenzio dell’ispettore singhiozzò e riprese
- La camicetta la possiamo escludere, basta lo spazzolino da denti. La lima per le unghie l’ho usata tante volte anch’io, lo spazzolino é più personale e può avere più tracce. Mandi pure l’agente domani mattina, mi farò trovare. Ora la saluto, non ho più voglia di parlare. -

L’ispettore rimase al tavolo con la testa tra le mani: non avrebbe mai pensato che quella bimbetta fosse così perspicace.
La mattina successiva ebbe lo spazzolino e lo fece avere al laboratorio.
Ebbe il risultato: quei poveri resti erano di Alba S..
La data e l’ora della morte non erano determinabili scientificamente, ma, dato che da quel giovedì sera era scomparsa e non era mai arrivata al paese, era facile stabilire la data in quella sera e dopo le otto.
A questo punto era necessario fare delle domande prudenti a coloro che avevano avuto rapporti con lei e sapere dove erano quella notte.

Anche lo studente che aveva sguinzagliato in campo universitario aveva portato le proprie informazioni e, quando seppe che era stata ritrovata Alba, disse:
- Allora la ragazza é stata uccisa prima della nonna e la nonna sapeva qualche cosa. L’assassino é lo stesso. -

Il cerchio si era chiuso, rimaneva da sapere chi fosse, chi avesse fatto tutto.
Secondo lo studente una traccia importante doveva essere ricercata negli appunti della nonna: quei foglietti gialli gli erano rimasti in testa. La loro sparizione indicava che per qualcuno essi erano di estrema importanza. Ma come ritrovarli? Chi li aveva presi? Chi aveva la possibilità di impossessarsene? doveva essere una persona che poteva avere accesso sia allo studio che alla casa. Chi?
Per lo studio aveva già fatto ricerche che sarebbero state completate dalla polizia.
Per la casa? Le chiavi della casa erano in possesso di varie persone: lui stesso che aveva accesso a tutte le cose della nonna, la donna che veniva saltuariamente a fare le pulizie, anche la sua famiglia teneva in un cassetto dello studio di suo padre una copia delle chiavi in caso di bisogno, come una dimenticanza da parte della nonna o altro.
Un gruppo di persone che non potevano essere sospettate dei due assassinii e che comunque non avevano il contemporaneo accesso allo studio della facoltà.

Bisognava guardare dall’altra parte: completare le indagini sui visitatori notturni della facoltà. Solo uno di questi poteva aver preso il mazzo di chiavi dalla portineria per poter entrare nello studio. Nessuno avrebbe preso il mazzo di giorno con il pericolo di essere scoperto all’interno di uno studio non suo.

L’ispettore si mise subito in funzione in questo ultimo senso.
Si diresse in facoltà per poter consultare la lista degli autorizzati all’accesso notturno.

Allo studente venne in mente una ulteriore pista. Quando mangiava con la nonna andavano a fare la spesa sempre dallo stesso rosticciere, che era in confidenza con lei e la serviva da anni. Nella stessa strada c’erano anche il fruttivendolo e il panettiere-salumiere dai quali lei si serviva sempre per i suoi acquisti, sempre le stesse cose, perché la nonna oltre ad essere allergica a tanti cibi era anche abitudinaria.

Entrò dal rosticciere. Nel negozio non vi erano clienti e poterono parlare con calma. L’uomo gli fece ancora una volta le condoglianze per la morte della nonna.
- Scusi signor Carlo, si ricorda di qualche cosa di particolare che le abbia detto la professoressa negli ultimi giorni, prima della sua morte?-
- Non mi ricordo di niente e poi ultimamente veniva poco, era sempre molto presa per quel convegno e quindi mangiava per me anche poco, solo quello che trovava già in frigo e che le portava la Gianna quando andava a fare le pulizie
. -

Andò dal fruttivendolo ottenendo lo stesso risultato e poi entrò dal salumiere. Rifece la stessa domanda .
- Sa, alcuni giorni prima del fattaccio mi aveva domandato se sapevo che ci fossero dei ladri in circolazione nel quartiere. Io non avevo sentito niente del genere dai clienti. Lei mi disse che la sera prima uno sconosciuto si era introdotto in casa sua, lei era scappata con il gatto sotto il braccio e stando al di là della strada aveva visto un’ombra muoversi in casa sua, poi era sparita. Non aveva chiamato la polizia. Mi disse che forse era uno zingarello in cerca di qualche gioiello o di soldi, ma lei non teneva mai niente in casa che potesse essere rubato. Disse anche che doveva essere una persona giovane e buona perché il gatto, che quando avvertiva la presenza di sconosciuti o di persone cattive soffiava o addirittura ringhiava, non aveva dato nessun segno di nervosismo. Io comunque ho detto qualcosa al poliziotto di quartiere, così in generale, senza fare il suo nome perché non volevo che la disturbassero, lei così gentile. -

Il ragazzo ringraziò, salutò ed uscì.
Il gatto non aveva dati segni, strano!
Quando andava dalla nonna con amici nuovi il gatto non li riceveva proprio bene.
Doveva essere una persona nota, alla quale il gatto era abituato.
Allora doveva essere una persona nota, sia nell’ambito della casa, che nell’ambito dell’università.
Il cerchio si stringeva sempre più. Ritornò dall’ispettore con questa nuova ipotesi.

L’ispettore intanto aveva avuto conferma che le persone da lui viste in quelle serate di appostamenti erano tutte autorizzate. Fecero degli schema con i nomi delle persone e dei possibili moventi, uno per Alba S. e uno per Agata G.. 





 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Controllarono le loro schede, volutamente avevano eliminata l’ipotesi di “possibilità di intrusione in casa di Agata G.”. Incrociando i dati rimasero, oltre al solito ignoto con movente ignoto e alibi ignoto, con tre sospetti per vittima.

Per la ragazza erano:
Vittorio B. e Caterina K. perché avevano alibi incrociati, che si sostenevano l’uno con l’altro;
Roberto C. che incontrava la ragazza per ricerca e che non aveva un alibi sostenibile.

Per la professoressa erano:
Caterina K., che tutti sapevano essere invidiosa della vittima, pur essendo questa molto più vecchia, ma era splendida per la ricerca;
Paolo D., che ereditava un buon patrimonio;
Roberto C., che era spesso in contatto con Agata G..

L’ispettore era dell’idea di scartare anche lui, pensando alla traccia della seta bianca, più valida per una donna che per un uomo. Tutti i sospettati erano presenti al party incriminato, avevano avuto la possibilità di inquinare il te ed erano soliti andare ogni tanto a giocare a poker a casa di Agata G.; e, come diceva il ragazzo, facevano un quintetto perfetto per la partita. Ma quale di questi quattro?

- Lasciamo fermo un po’ il dossier , chissà che non ci venga in mente qualche cosa oppure la fortuna non ci porti qualche nuovo indizio. -

Si lasciarono sulla porta del commissariato e uno a destra e l’altro a sinistra si avviarono verso casa.

Entrato in casa l’ispettore salutò imbronciato sua madre:
- Ma é mai possibile che tu non sorrida mai? Che c’é oggi?-
- Un pezzo di seta bianca, non mi va giù. Mi é rimasto sul gozzo
. –

La traccia minima di seta era diventata un “pezzo di seta”, quasi un “lenzuolo”.
Si mise a raccontare tutto alla madre, che ascoltava attenta. Le piacevano i romanzi gialli, aveva tutti quelli di quel nuovo scrittore che nessuno conosceva, ma tanto bravo! Uno scrittore ignoto, uomo, donna? Nessuno lo sapeva, ma i giornali femminili avevano fatto le più disparate ipotesi.
- Perché quel pezzo di seta ti lascia interdetto?-
- Indicherebbe una donna, ma l’unica idiziata era invidiosa della professoressa, ma non si uccide per invidia, almeno lo penso. Inoltre non aveva quasi contatti con la ragazza. -
- Il mio semplicione, ma non sai che molti uomini usano persino le lenzuola di seta? Sono più sensuali e favoriscono gli amplessi. Perché non potrebbe essere un uomo ad avere seta bianca?-
- Ma sentila la candida vecchietta! Se fosse così i conti forse tornerebbero.
Debbo lavorare su quel ricercatore. Bisogna che riparli con lo studente solo lui riesce ad avere informazioni speciali
. -


I GIOCHI SONO FATTI

Lo studente ebbe fortuna.
Aveva avuto dall’ispettore l’imbeccata della madre: poteva essere un uomo che usava seta bianca. L’unico che soddisfaceva a tutti i requisiti che avevano studiato a tavolino era il ricercatore, ma come si poteva andare avanti con una traccia così esile, e il movente?
L’ispettore, d’accordo con il detective Guido, aveva taciuto la notizia del riconoscimento del corpo.
Erano stati categorici con Irene M. nel dirle di tacere con chiunque, anche con Ugo e con la madre della ragazza assassinata.
Incontrò Filippo, ancora angosciato per la mancanza di Alba e la perdita di Agata, come tutti non sapeva che Alba era stata ritrovata.
Il dottorando collaborava anche con Roberto C. per le ricerche del professore Vittorio B.. Lo studente andò dritto allo scopo:
- Sei mai andato in casa di Roberto? Mi incuriosisce quel tipo rosso e slavato, freddo come un pesce.-
- Una volta sola, due anni fa, per portare delle fotocopie di un articolo che gli avevo cercato in biblioteca. Ha una casa minimale, con pochi mobili, divani cuscini, tutto bianco. Una casa abbastanza simile a quelle giapponesi classiche. Solo la cucina é colorata. -
- Allora porta anche il chimono?-
- Penso di si. Ne ho visto uno abbandonato sul divano. -
- Bianco, di seta?-
- Sì, di seta bianca. Come hai fatto ad indovinare?-
- Così. Mi sembrava logico fosse bianco e se la casa sembra di stile giapponese la seta mi sembrava il tessuto più logico. Ma forse Roberto non sa che il colore bianco nelle vesti é segno di lutto in Giappone. Vieni andiamo a prendere qualcosa
. -

Doveva parlare di altre cose per non lasciare in testa a Filippo quella informazione importantissima.
Lo lasciò dopo un’ora di discussione sulla matematica e la filosofia.
Telefonò subito all’ispettore.
Gli interrogatori degli indiziati ripresero; in maniera leggera vennero trattati gli altri tre della lista e furono rilasciati dopo un’ora circa.

Quando Roberto C. entrò nello studio trovò sul tavolo, disposte alla rinfusa, le foto del corpo di Alba S., più visibile quella che era stata scattata all’obitorio sulla testa della ragazza, dove si notavano un po’ di capelli biondi, ed un’altra con l’ingrandimento di un piccolo frammento di tessuto bianco lucido.

Non ci fu quasi bisogno di interrogatorio.
Roberto C. crollò dopo mezz’ora: spiegò piangendo, aveva perso tutto il suo self control, che era stato un incidente e che non aveva potuto far niente.
Parlò della sua stupidaggine, di non aver chiamato subito il pronto soccorso e di essersi poi invischiato nell’occultamento del cadavere e delle prove.
Cercò in qualche modo di negare l’uccisione della professoressa, ma alla richiesta banale se aveva le chiavi della facoltà negò, cadendo nel tranello che l’ispettore gli aveva preparato.

Non ci fu nulla da fare per lui: mancato soccorso, occultamento di cadavere, omicidio premeditato.

Doveva essere un omicidio perfetto.....o un incidente.....

La ricerca fatta in tanti anni non era servita a debellare un ridicolo ispettore dagli occhi blu e un punk fasullo.

 

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