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\\ Home Page : Articolo WEB-PAROLE.IT - Matrimoni civili e matrimoni cattolici a S. Giorgio di Piano di Angela Bonora e Anna Fini

Matrimoni civili e matrimoni cattolici a S. Giorgio di Piano di Angela Bonora e Anna Fini

Di Autori vari (del 20/03/2005 @ 18:27:40, in Saggi-altro, linkato 1964 volte)

Dipartimento del Reno
Distretto e Cantone di Cento
Comune di San Giorgio di Piano

Questo giorno 5 gennaio 1807 alle ore 6 pomeridiane, avanti di me sottosegretario uffiziale dello Stato Civile sono comparsi li sottoscritti sposi i quali anno fatto dichiarazione di futuro matrimonio, sentito la quale ho dato corso alla publicazione seguente.[1]

Quest’oggi 11 gennaio anno 1807, alle ore 10 della mattina e trastata pubblicata ad alta voce, da me sottoscritto ufficiale dello Stato Civile alla Porta della Residenza Municipale la promessa di matrimonio di Paolo Balarini d’anni 27, di professione fattore, vedovo della fu Liberata Sarta, colla Maria Geltrude Salvagna d’anni diecinove domiciliata in San Giorgio di Piano esercente la professione di tessitrice, figlia di Domenico, di professione piodano, e della Liberata Meotti di professione tessitrice entrambi di San Giorgio, ed ho fatto affiggere la presente pubblicazione il suddetto giorno 11 gennaio alle ore 11 di mattino alla porta della Residenza Municipale per la communicazione

=aviso=

il pubblico, e avertito che vi è promessa di matrimonio tra Pietro Paolo Ballarini  d’anni 27 di professione fattore domiciliato in Santa Maria in Duno, figlio del fu Petronio e della fu Catterina Rinaldi, e la Maria Geltruda Salvagni di San Giorgio di Piano d’anni diecinove di professione tessitrice figlia di Domenico e della Liberata Meotti, e questa è stata oggi pubblicata giorno di domenica 11 del mese di gennaio alle ore 10 di mattino dal sottoscritto uffiziale dello Stato Civile avanti alla porta della Residenza Municipale di San Giorgio di Piano, il giorno 23 gennaio alle ore 6 pomeridiane sarà celebrato il matrimonio in questa residenza Municipale, secondo il prescritto della legge ed acciò niuno possa alegarne ignoranza il presente avviso, e stato affisso alla porta esteriore di questa Casa Municipale di San Giorgio di Piano

                                       uffiziale civile
Anno 1807                               Cristiani      Domenico

 

Questo che si vede in apertura è l’atto di pubblicazione ufficile che doveva essere formulata nei primi anni del 1800 per rendere nota la dichiarazione di futuro matrimonio tra due cittadini di San Giorgio.
Oggi, sia che il matrimonio avvenga in forma religiosa che in forma civile, le formalità da espletare sono ben diverse[2] . Non perché siano passati ben quasi 200 anni da quel gennaio del 1807 e la moda sia cambiata, ma perché diversi fatti storici si sono verificati, che hanno cambiato anche la struttura con la quale si presenta un atto civile o ecclesiatico.

La Pianura Padana, specialmente quella sotto il Legato Pontificio di Bologna, come il territorio di San Giorgio di Piano, ha spesso avuto problemi connessi alla religione, al culto e alle norme ecclesiastiche.
Il potere temporale dei Papi si è fatto sentire non poco. Il Papa era un sovrano assoluto e in più era capo della Chiesa generalmente riconosciuta, quindi, per diversi secoli, ha legiferato sia dal punto di vista civile che religioso.
Uno dei problemi, che la popolazione ha sentito maggiormente, è stato scegliere se accedere al matrimonio civile o al matrimonio consacrato dal sacramento ecclesiale.

Il problema è datato ed è stato posto da lungo tempo nel passato, tanto da essere stato argomento di trattazione conciliare in tempo di Controriforma.
Il Concilio di Trento ebbe successo in campo disciplinare sul matrimonio, pur formalmente lasciando agli sposi la liberta di scelta (erano comunque i parenti degli sposi a decidere le unioni).
Si riconobbe validità solo ai matrimoni celebrati all’interno delle chiese cattoliche e davanti ad un sacerdote.
Le unioni coniugali informali o celebrate secondo antichi riti tradizionali, nelle varie regioni e tramandati da secoli, erano considerate a livello di concubinato.
Il matrimonio pubblico, celebrato in chiesa, aveva una doppia funzione: consacrare una unione e formalizzarla dal punto di vista giuridico.
Il matrimonio veniva trascritto nei registri tenuti presso gli archivi delle parrocchie e ciò consentiva di verificare che non avvenissero matrimoni tra consanguinei.
Nello stesso tempo l’autorità ecclesiale e pubblica poteva conoscere i rapporti di parentela tra i sudditi.
Veniva inoltre accresciuta l’influenza della chiesa nel controllare il comportamento, l’atteggiamento, del popolo nella vita sociale e sessuale.

Ma non solo la chiesa cattolica si pose in questo contesto, anche le chiese protestanti, luterane, calviniste, anglicane seguirono tale esempio.
La chiesa cattolica nei vari secoli, sino alla Rivoluzione Francese, ha amministrato i matrimoni dichiarando che “il legame coniugale ha le caratteristiche dell’unicità (o esclusività, cioè comporta la fedeltà), della totalità (consiste nel dono totale e indissolubile di sé all’altro), della pubblicità (implica una responsabilità di fronte alla società)”. “L’impegno definitivo e la responsabilità reciproca del matrimonio non sono paragonabili alla semplice unione “libera”, anche quando c’è un implicito intento matrimoniale. Il matrimonio è una realtà giuridica, dove non c’è impegno non c’è unione matrimoniale e tale impegno deve essere consacrato all’interno della religione professata”.

Leone XIII nell’enciclica Arcanum Divinae (1880) indicò definitivamente la posizione della Chiesa nei confronti del matrimonio.
Già nel periodo dell’Illuminismo si ebbero i primi sentori di distacco dalle norme ecclesiali.
La Rivoluzione Francese completò quello che era già quasi un dato di fatto.
Dopo l’invasione napoleonica (1797) i sangiorgesi, come tutti gli abitanti della pianura, che prima frequentavano tutti le funzioni essendo profondamente religiosi, anche se contrari nella massima parte al governo pontificio, iniziarono a disertare la chiesa.
La partecipazione ai sacramenti, che prima era pressoché obbligatoria, divenne gradualmente facoltativa, sviluppando nel clero un’inquietudine crescente e la tendenza a leggere il mondo come “scristianizzato” e lontano dalla vera religione della comunità cattolica.

La pratica religiosa era sporadica specialmente nel contado: la frequenza alla Messa domenicale era normale per le donne, ma si riduceva sensibilmente quando si andava a considerare gli uomini e a seconda della zona e della stagione.
Generalmente si lavorava anche la domenica e la distanza dei poderi dalla chiesa parrocchiale non permetteva sempre di osservare il precetto di santificare le feste.
Anche il precetto pasquale veniva osservato dal 10 per cento circa della popolazione.
La prassi sacramentale era abitudinaria e seguiva la vita dell’individuo: la Prima Comunione che veniva conferita a 12-13 anni segnava normalmente la fine della vita infantile e anche della vita religiosa attiva, dopo questa età, generalmente, si frequentava la Chiesa solo in occasione del matrimonio.
Ci si sposava in Chiesa per tradizione: i matrimoni civili erano diventati frequenti. La scarsa formazione religiosa induceva a vistose carenze: frequente era il concubinato e gli illegittimi numerosi, come pure molto diffusa era la prostituzione.

La caduta di Napoleone e la Restaurazione degli antichi regimi nel 1814, con il Congresso di Vienna, riportò lo Stato Pontificio nelle proprie sedi e da parte della chiesa si sviluppò un atteggiamento di condanna degli errori del passato governo e si invitarono i cattolici ad astenersi da ogni manifestazione pubblica civile e soprattutto di non contrarre il matrimonio civile.
Da parte delle autorità comunali vi era invece la tendenza sempre più accentuata di tenere divise le questioni civili da quelle religiose, a partire anche dalla soppressione delle festività religiose, e soprattutto si voleva che i cimiteri, che erano stati sino ad allora di diritto ecclesiastico, passassero sotto l’autorità civile.

A San Giorgio di Piano il cimitero, localizzato per il passato vicino alla chiesa parrocchiale, negli anni 1804-1805 era stato spostato nell’attuale posizione, con una struttura monumentale decisa e gestita dall’allora autorità civile, ma il vero problema erano i matrimoni.
Con la Restaurazione e anche negli anni successivi all’Unità d’Italia, da parte dei parroci si era formato l’uso di predicare contro il distacco del popolo dalla chiesa, anzi alcuni dal pulpito minacciarono “i cittadini di pene spirituali se si fossero presentati al Sindaco per la celebrazione del matrimonio”. “ Ogni matrimonio che voi celebrate di fronte all’autorità civile è nullo e di iniuria forza ed è come se vi accoppiaste ad una di quelle donne da Casino di Bologna non solo ma i vostri figli sarebbero come illegittimi….” [3]
così si esprimeva dal pulpito il Parroco di Casadio il 14 gennaio 1866 e ciò dopo 7 anni dalla fine del dominio temporale della Chiesa su Bologna[4] .

Se andassimo poi a guardare i registri di quegli anni e di quelli successivi si vedrebbe che le unioni di fatto erano abbastanza frequenti, malgrado gli anatemi del restaurato governo spirituale della Chiesa.
Nella memoria della popolazione sangiorgese è ancora vivo il ricordo che tra i loro predecessori degli inizi del 1800, sotto la dominazione Napoleonica, le unioni di fatto o i matrimoni civili non erano così rari.
I figli nati da tali unioni venivano registrati presso il Comune o solo con il nome della madre o con quello del padre e poi erano riconosciuti, legittimati da entrambi i genitori in tempi successivi, a volte dopo diversi anni, molto probabilmente quando i genitori si sposavano anche con il rito ecclesiastico.
Man mano ci si avvicina alla fine del 1800 decrescono i matrimoni civili a favore dei matrimoni religiosi ed è quindi logico supporre che il numero dei cosiddetti illegittimi, poi legittimati tenda a decrescere .

Non ci è stato possibile fare un confronto di dati tra i valori numerici del Comune e quelli rilevabili dall’archivio della Parrocchia dato il tempo assai recente di rilevazione, che può far pensare che molti dei legittimati abbiano ancora in vita discendenti e per i quali esista il diritto di privacy.
Dai dati forniti dall’Ufficio Anagrafe di San Giorgio possiamo vedere che le normative civili precedenti e successive il Concordato tra Stato e Chiesa del 1929 portano a discordanze notevoli:
50 matrimoni nel 1927, 42 nel 1928 [5] , mentre nell’anno 1929 sono rilevati 44 matrimoni e indicati come civili 27 e 17 ecclesiastici.

Le norme del Concordato, che attribuivano al matrimonio ecclesiastico anche la proprietà di pubblicità civile, fanno rilevare poi in San Giorgio dagli anni dal 1930 al 1934 un solo matrimonio civile e tutti gli altri matrimoni di tipo ecclesiastico.

Abbiamo poi una rilevazione da considerare in concomitanza con la legge sul Divorzio (1970), legge non accettata dalla Chiesa per i matrimoni ecclesiastici [6] .
Nel periodo successivo i matrimoni sono meno numerosi, malgrado la popolazione sangiorgese tenda a crescere [7] .
Negli anni 1970-73 appaiono matrimoni civili poco numerosi, che aumenteranno negli anni successivi, anche in funzione della modificata composizione della popolazione, dal punto di vista dell’immigrazione.

Oggi poi sono di nuovo numerose le unioni di fatto. I figli nati da esse possono essere riconosciuti da entrambi i genitori o da un singolo genitore e i diritti legali dei figli di tali unioni si discostano molto poco da quelli dei figli nati all’interno di un matrimonio civile o ecclesiastico.

_________________

[1] Fu fatta una II pubblicazione uguale il 18 di gennaio.

[2] Le pubblicazioni di un futuro matrimonio vengono affisse all’albo all’interno della casa comunale e in caso di matrimonio religioso le stesse vengono affisse anche all’interno della chiesa.

[3] Da Rizzo Enrico, L’Antica Pieve di S. Marino e i suoi Comuni, Grafiche L’Artiere, 1989

[4] Nella notte tra il 10 e l’11 giugno 1859 gli austriaci abbandonarono la città e il 12 Bologna si ribellò al Governo Pontificio.

[5] I dati si riferiscono ai matrimoni considerati civili dalle Autorità Comunali anche se venivano benedetti poi dalla Chiesa.

[6] Sussiste ancora per essi il Tribunale della Sacra Rota che ha potere, in nome del Pontefice, di scindere i matrimoni effettuati all’interno della Chiesa per i cattolici praticanti.

[7] Ovviamente non si può fare un confronto statistico con la popolazione esistente nei vari anni, non essendo sempre appurabile se gli sposi siano entrambi cittadini di San Giorgio e se dopo il matrimonio rimangono ivi residenti.

 

(Pubblicato in I^ edizione su Il Sangiorgese- Anno XXVII- n. 4 dicembre 2004 e successivamente sulla Rivista Reno, Campi, Uomini in data 24 febbraio 2005)



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