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\\ Home Page : Articolo WEB-PAROLE.IT - nomadi, rom, zingari, persone

nomadi, rom, zingari, persone

Di Marco Salidu (del 28/09/2006 @ 19:34:13, in Narrativa, linkato 2223 volte)

Cercavo un ulteriore lavoro perché il part-time, CO.CO.PRO., non mi consentiva di sopravvivere decentemente.

Trovai un annuncio cui risposi nonostante non avessi le “certificazioni” necessarie, ma immediatamente, -senza colloquio, ignorando totalmente chi fossi, cosa volessi, e quali requisiti potessi avere, a prescindere dai titoli formali- mi proposero di lavorare come accompagnatore di bambini rom, per una cooperativa che operava per conto del comune, in collaborazione con la compagnia municipale dei trasporti, -per due tragitti di circa un' ora ciascuno- dalla scuola al campo nomadi, la loro “casa”.

-Ma poi perchè nomadi? Non viaggiano mica più; ah, forse perchè ogni tanto, qualche sindaco benpensante, decide di scacciarli, ovviamente, prima corrompendo i media, e attivando gli "spargimerda", ovvero divulgando solo notizie negative; ogni stagione ha i suoi mezzi, d'inverno gli spazzaneve...n'è vero?-

I viaggi comprendevano alcune fermate in diverse scuole medie ed elementari. Lavorare con i bambini era un mio desiderio da diverso tempo; la mente e il portafoglio dicevano no, il resto prevalse. Accettai senza esitare e senza ponderare; un altro CO.CO.CO., un altro part-time, viva la flessibilità!

Iniziai con quattro bimbi, due maschietti e due femminucce, tre di 10 e una di 7 anni. “Ciao, io sono Marco”
“Non c’è l’altro?”
“Quale altro?”
“L’altro signore?”
“No, per un po’ di tempo ci sarò solo io, voi come vi chiamate?”
“ xxxx, xxxx, xxxx, xxxx”
“Ci siamo tutti? Bene, andiamo verso il bruco arancione. Come va? Siete stanchi?”
“Quale bruco?”

Indicai l’autobus composto da due vagoni snodabili; non risero e mi chiesero:
“Sei bravo o cattivo?”
“Mooolto cattivo!”

Mi squadrarono, avevo come l’impressione che auscultassero la mia anima;
la più piccola spalancò la bocca e gli occhioni, fingendo terrore.
“Non è vero, ti prende in giro” Disse uno; io sorrisi.

Notai che erano molto condizionati dagli stereotipi, ma non totalmente rincoglioniti da videogames e televisione; pensai che assomigliassero a mio figlio, sia fisicamente che caratterialmente: la carnagione scura, gli occhi grandi, molto espressivi, e una certa non curanza delle regole.

Due di loro corsero, mentre gli altri si trascinavano a fatica.
“Aspettate, non correte! E voi, potreste camminare più velocemente?”
Arrivai all’autobus trascinando anche i due lumaconi, mi adirai subito, spiegando in modo concitato, che mentre loro erano completamente autonomi e indipendenti, io dipendevo da essi.
Guardandomi attoniti, mi rimproverarono:
“Le parolacce non si dicono”
“Invece si,-ribattei- esprimono una parte importante delle emozioni, l’essenziale è non offendere nessuno e rispettare gli altri”

Il conducente anziano dell’autobus, lavorava inoperoso, stanco di tante, troppe cose, mi osservò contrariato; salutai e faticò a rispondermi.

Dalle urla, dai bambini arrampicati ovunque, potei constatare che l’autobus era colmo di altri bimbi rom assistiti da un altro, solo, accompagnatore, razzista, frustrato per il lavoro che svolgeva con indolenza, solo per incrementare il suo potere d’acquisto; la povertà ci accomunava tutti!

“Il bruco” partì senza preavviso scatenando un “effetto domino” sugli infanti, che si vendicarono lanciando oggetti e sputando dai finestrini, su chiunque guardasse con diffidenza.
Il viaggio cominciava a farsi pericoloso, qualche bimbo rischiava di cadere, gli infortuni veri o finti, potevano essere un’occasione di lucro,
e le "simpatiche canaglie", -soprattutto le loro famiglie- lo sapevano;
dalle fenditure del mezzo però, rischiavano la vita!
Inoltre, i passanti potevano denunciare la società dei trasporti,
che –come è successo- si sarebbe rivalsa sugli operatori.

Ne discussi con il razzista, mentre agguantavo alcuni piccoli “Tarzan”, ma lui asserì che la loro perdita sarebbe stata un bene per il mondo intero…
Alcune persone non ci arrivano col cuore, ma nemmeno con la testa, non capiva che avrebbe rischiato anche lui dal punto di vista legale? Eppure aveva firmato un contratto con delle precise clausole... la società cococò, aveva scaricato sulla "servitù" ogni responsabilità....

Come squali che percepiscono il sangue, come tori coi testicoli strizzati, i bimbi erano impazziti, ebbri di euforia, incontenibili, inafferrabili.
Dovevo inventare qualcosa per attirare l’attenzione, così, mi inerpicai sui tubi di sostegno, agitando la testa e urlando come un matto, poi cominciai a raccontare storielle inventate sul momento, -con un'imitazione della voce di una guida del Bali che vidi una volta in un documentario, che rimase scolpita nella memoria, e grazie alla quale, enormi sciocchezze divertenti, uscivano dalla mia bocca, quasi involontariamente-, e invitai loro a fare la stessa cosa…

Fu un discreto successo, ma dopo due settimane, la cooperativa cococò, mi trasferì altrove, per un tragitto più difficile, perchè alcuni bimbi oramai grandi, avevano schiaffeggiato un accompagnatore, facendolo scappare.

Questa volta non fu un trionfo, due assistenti per 45 diavoletti –che non appartenevano allo stesso clan, e che se le “davano di santa ragione”- erano davvero pochi, e solo un incosciente poteva accettare una simile situazione, che comunque durò due mesi!

Una volta, mentre correvamo verso l’autobus tirandoci delle castagne non commestibili, una signora impellicciata che attraversava la strada, scandalizzata, afferrò il suo cagnolino vestito come un clown, e ci guardò con aria sprezzante.
Loro, geniali, usarono un luogo comune che sovente veniva indirizzato alla loro comunità, urlando:
“Marco, aiutaci. La signora vuole rubarci!”
La signora replicò seriamente, ed io non riuscii a trattenere le risate.

Mi licenziai per l’ennesima volta, dando del profittatore senza scrupoli al responsabile –irresponsabile dell'azienda per cui lavoravo.

Anche se fisicamente non sono più con voi, che la mia forza possa esservi d'aiuto, piccoli "mostricciattoli", con tutto il mio cuore.

(Pervenuto per la pubblicazione il 23 settembre 2006)



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