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\\ Home Page : Articolo WEB-PAROLE.IT - Angela Bonora: Una telefonata...(4)

Una telefonata...(4)

Di Angela Bonora (del 12/10/2007 @ 14:24:43, in Giallo-Nero, linkato 2052 volte)

Nero

Ma come ci era arrivata a tutto quel modo  di vivere.

Era venuta in città con l’intenzione di iscriversi all’Università, di studiare.

Da casa riceveva regolarmente un assegno, non grande, ma sufficiente a mantenersi, pagare un posto letto in una stanza con un’altra ragazza,  comprarsi libri e pagare le tasse universitarie.

Poi era crollato tutto, suo padre era morto e la pensione di reversibilità alla madre e a lei non era sufficiente a sostenere le spese con quanti risparmi facessero.
Si cercò un lavoro, un lavoro che le permettesse  anche di studiare e frequentare le lezioni.
Iniziò facendo traduzioni dall’italiano all’inglese, ma il mercato era saturo e non riusciva ad avere sufficienti clienti, integrò con lezioni, ma gli allievi avevano orari che combaciavano o con le sue lezioni in Facoltà o con le ore che lei avrebbe voluto dedicare allo studio, e poi non riusciva a guadagnare poi tanto e la padrona di casa aveva aumentato l’affitto del letto ed ora pretendeva una quota per l’uso della cucina e della lavatrice, e poi iniziò a protestare perché riceveva ragazzi in camera, ben sapendo che venivano per delle lezioni

A conti fatti quasi quasi avrebbe pagato meno se avesse trovato in affitto un monolocale  arredato. Trovò il monolocale, ma il prezzo era troppo alto: “…mi rimangono sempre le scale…” Alcune amiche alla mattina alle quattro andavano per uffici e stabili a fare le pulizie e alle otte erano libere, un po’ stanche ma con soldi a sufficienza.
Si decise ed iniziò. Per due anni le cose andarono bene, ma l’anno dopo si impiantò in città un racket delle pulizie: tutte le persone che facevano le pulizie dovevano versare una percentuale ad un gruppo di albanesi che, scappati dalle carceri di Tirana, avevano attraversato l’Adriatico e si erano impiantati in città e si erano impossessati di tutte le attività: il loro lavoro era la “protezione” “ la tenuta della contabilità” “la regolarità nei versamenti Inps ed Inail” dicevano. Erano guidati da un commercialista noto in città e lei, non sapendo niente di tutto questo, si era fidata.

Per un po’ di tempo sembrava che le cose funzionassero, poi un giorno il commercialista domandò il suo passaporto per rinnovare il permesso di soggiorno, lei veniva da Dover in Inghilterra, e per poter lavorare in Italia doveva periodicamente  rinnovare tale permesso. Il passaporto non le fu più restituito… era insieme agli altri passaporti nella cassaforte del commercialista… più sicurezza.

Una sera due degli aiuti dello studio andarono a casa sua , ogni tanto andavano con una pizza a mangiarla con lei.
Dopo cena, sarà stata la stanchezza, il vino, si addormentò sul divano
Alle tre del mattino si svegliò, nuda, sporca di sangue nelle parti intime, con un grosso mal di testa... l’avevano stuprata. Non ricordava nulla… Primo suo istinto fu di andare alla Polizia, ma non aveva documenti e lavorava in nero, l’unico suo documento era il libretto universitario, e non era effettivamente un documento di riconoscimento.
Rigettò anche l’anima, lei  che non si era mai lasciata toccare da nessuno, neppure quasi baciare dal suo boyfriend, si sentiva sporca, disperata e non poteva ritornare a casa… sul tavolo c’era un biglietto “Non avvisare nessuno, la prima è tua madre, sappiamo dove abita, sappiamo dove abitano i tuoi parenti  e quelle tue due bellissime cuginette di 5 e 6 anni…”

Non andò a lavorare, non andò all’Università, rimase tutto il giorno in trance, si accucciò sotto le coperte, non riusciva neppure a piangere.
La mattina dopo entrò il più giovane; aveva un sacco di vestiti:
Questi sono i vestiti, inizi domani sera alle 10, ti vengo a prendere io, tu da adesso lavori per me, sono io le tue scale, ahahah--”
Voglio andare da un medico
Arriva il nostro tra mezz’ora
Arrivò, un vecchietto ubriaco, le  causticò con un ago elettrico le escoriazioni:
Domani sei come nuova, forse sentirai un po’ di male, mi hanno detto che eri vergine,…mi spiace” e se ne andò.

Non riusciva a mangiare, neppure bere, un nodo continuo alla gola e sonnolenza. Il medico le aveva fatto prendere quattro pastiglie differenti, forse tra quelle c’erano sedativi, non ne aveva mai presi, ma ora non le importava più di nulla. 
Si trascinava dal bagno, dove continuava a lavarsi, al letto dove si assopiva.
Suonò il telefono un paio di volte, ma non rispose… che aveva da dire, che aveva da raccontare. Gli amici che si era fatta all’Università in quegli anni e lavorando era meglio non contattarli, li avrebbe messi nei pasticci.

Quando ti cade una bomba sulla testa e non hai potuto scansarti, anzi non te ne rammenti nemmeno, che senso ha implicare altri… meglio sparire. Meglio cambiare casa, numero di telefono… ma come fare senza un documento, anche le fatture, ricevute di acqua, gas, luce, telefono, gli estratti conti del conto corrente, il libretto degli assegni che teneva in bell’ordine nel cassettino destro della scrivania erano spariti tutti,
Era rimasta una povera cosa dentro una gabbia dalla quale avrebbe potuto uscire solo se loro avrebbero voluto….

E così iniziò la sua nuova vita, Alle dieci uno dei due ragazzi la veniva a prendere, la portava al suo posto, stava nei paraggi a controllare che trattasse bene i clienti, veniva a ritirare i soldi, la seguiva in auto alla casa del cliente o all’albergo, poi alle quattro, dopo averle dato un piccola parte dei soldi “guadagnati” la riportava  a casa dove sfinita, nauseata, impaurita cadeva sul letto in un lungo dormiveglia. Al mattino sul tardi si alzava e mangiava.
Aveva ripreso a mangiare e a bere, il corpo sano giovane aveva preso il sopravvento sulla depressione ed era subentrata l’apatia e poi la rabbia.
Aveva ripreso a studiare, ma non andava quasi più alle lezioni, per non dover rispondere alle domande insistenti dei colleghi:
Dove sei andata a finire? non ti si vede più
Sai il lavoro e lo studio non mi lasciano tanto tempo; ora faccio la babysitter e sono impegnata quasi tutto il giorno

Dopo un mese di quasi prigionia l’avevano lasciata uscire da sola e quindi aveva potuto dare un esame, poteva andare al supermercato, fare qualche passeggiata nel parco quando era poco frequentato.
Stranamente la trattavano meglio che le altre ragazze del gruppo, forse perché era taciturna, faceva quello che le dicevano di fare e non teneva tanti rapporti con le altre.

Forse avevano capito che lei aveva ragionato sulla sua situazione e che non si sarebbe ribellata... ma un giorno…



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