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\\ Home Page : Articolo WEB-PAROLE.IT - Marco Salidu: Il Demonangeluomo

Il Demonangeluomo

Di Marco Salidu (del 04/11/2010 @ 20:39:27, in Narrativa, linkato 1773 volte)

"

Elèna cercò di scappare, i pensieri correvano veloci, provò indignazione, amarezza e il suo cuore batteva troppo forte, il ricordo si faceva strada sino alla superficie della sua coscienza, ma una sedia la raggiunse.

Si svegliò in ospedale, accanto a lei c’era qualcuno che le sussurrava qualcosa all’orecchio:
-Hai varcato la soglia?-
Era Golia, un suo vecchio, carissimo amico, che continuò: -Hai ricordato?-

-Che cosa stai dicendo? E cosa ci fai qui? Dove sono? Stavi provando a baciarmi sul collo?-

-No, quello l’ho fatto prima, mentre dormivi profondamente. Parlavi nel sonno, sai?-

-Mi hai fatto un succhiotto? Aaaaah! In ospedale! La sedia!-

-Ora invece deliri, un pensiero alla volta, come i gnoc, un ad un,van giù tuc!- Rise lui, furbescamente.

-Quando parli in dialetto esenalim con l’accento odras, fai uno strano effetto e mi confondi ancora di più-

-Hai nominato Pedro, parlavi della porta, del virus. Allora, hai finalmente ricordato?-

Golia era paradossalmente piccoletto e magro, scaltro, scafato, come un bambino cresciuto e sopravvissuto ai bombardamenti "intelligenti", un edonista con un’intensa attività sessuale.
Nacque e visse fino all’adolescenza, in un’isola bellissima "fuori dal mondo"; c’era "solo" un’altissima percentuale di malati di cancro a causa degli esperimenti eseguiti nelle basi militari BATO che riconduceva violentemente al resto del pianeta.I suoi genitori, poveri da generazioni, si trasferirono -lasciando le loro anime nella terra d’origine- portando solo i corpi, in una metropoli.
Dovette seguire la "materia", " d’altronde, il loro stile di vita basato sui sacrifici, non lasciava molte alternative, anche se non aveva prodotto granché di buono perché potesse essere un esempio cui riferirsi.
Smise di frequentare la scuola -cosa che faceva già malvolentieri- e si adattò a compiere i lavori più inutili e a "prostituirsi" per sopravvivere, aggirando ogni ostacolo con furbizia, riuscendo a mantenere integra la sua dignità.
Quando ricevette il "virus", studiò per conto proprio e si convinse di aver trovato le risposte alle sue domande.

Arrivò il primario dell'ospedale, il Dottor Drago che volle parlare privatamente con Elèna –la quale però, preferì la compagnia dell’amico- e sentenziò:
-Purtroppo, dalle analisi risulta che Lei ha una malattia mortale, ammesso che, non decida di seguire una nuova cura, che dovrebbe garantirle la sopravvivenza. Certo, dovrà assumere quotidianamente numerosi medicinali, la sua vita cambierà, ma è assolutamente gratuito, si intenda, perché finanziato da una casa farmaceutica generosa cui sta a cuore la salute degli utenti-

Elena sgranò gli occhi, come una leonessa che sta per affondare le zanne sul collo di una gazzella:
-Utenti? Generosa? Cosa?-

-Senta, lei è fortunata, da quest’incidente abbiamo potuto scoprire la verità, sono comunque farmaci che hanno superato delle fasi di sperimentazione. Nel terzo mondo non esistono, altrove, e gratuitamente, sono realizzabili solo i protocolli sperimentali, se vuole, può seguirne uno anche lei. La sua salute sarebbe monitorata tramite un microchip che le impianterei io stesso…PER LA SCIENZA! -Urlò l'invasato- SIGNORINAAA...-

Non finì la frase che Elèna, incurante della peculiarità dell'energia anomala che l'essere emanava eruttò:
-Farabutto, servo del profitto, laureato in macelleria! E’ mai possibile che ci vediate come cavie, come numeri? Che voi del mestiere vi disumanizziate e non vi poniate il dubbio che tutto questo sia assurdo? Perché non investono nella ricerca per scoprire cosa determina le malattie? Perché il sistema immunitario umano sta degenerando, fino a diventare inetto? Perché stiamo diventando sempre meno sensibili al dolore invece di guardare alle cause che lo generano? Perché vi accanite sui sintomi, generandone altri, in una spirale senza fine, che favorisce solo, i già lauti bilanci delle multinazionali?-

-Infermiera! Servizio d’ordine!-

Elèna singhiozzava e secerneva cascate salmastre dai suoi grandi occhioni azzurri. Intervenne Golia intenerito ed innamorato per l’ennesima volta:
-Ma no, Dottor?-

-Drago, Dottor Drago-

- Dottor Drago certo, non faccia così, è lo shock della notizia e poi la botta in testa, sa? Ora ci penso io a calmarla, no infermiera, la siringa non serve, ghe pensi mi-
L’infermiera e le guardie uscirono interdetti; intanto il Dottor Drago che si allontanava collerico, ordinò al personale di provvedere al T.S.O. (Trattamento Sanitario Obbligatorio), e trasferire la paziente al reparto neurologico, non appena, il visitatore fosse andato via.
Elèna sussurrò:
-Portami via da questo luogo, prima che mi rinchiudano in neurologia, e per favore, smettila di parlare in esenalim, scemo! Tra l’altro l’infermiera era d’etnia anaivurep-

-Ih, ih, ma guarda che i dialetti hanno una comprensione universale-

-Seeeh, come no… Il nome di quel dottore mi ricorda qualcosa, devo consultare l’archivio degli speciali di "Alchimia"-

Scapparono, presero il barattolautomobile di Golia, alimentato con olio di colza, che lasciò una scia di aromi di fritti misti -che fece svenire alcuni bambini obesi in astinenza, accompagnati dai genitori cerebralmente grassi, appena sazi di McDowallMenùLight- e partirono a tutta velocità. Dopo un centinaio di metri, uno strano signore, con un leggero strabismo, con elmetto e piccozza da minatore, uscì da una botola, proprio in mezzo alla strada che percorrevano:
-GOLIA, ATTENTO, FRENAA!-

Mancato per un soffio, Elèna scese dall’auto e con un filo di voce strozzata chiese:
-Signore, tutto bene?-

-Certo che no, pensavo di aver scoperto un altro condotto per "le città nascoste"- Rispose lui

-Ma è pazzo? Poteva morire; la vita è la cosa più preziosa che abbiamo, e dobbiamo tenercela stretta!- Strillò lei, con gli occhi lucidi.

-Credo di essere uno speleologo, un po’ pazzo forse, anzichenò, ma si tranquillizzi, non è successo niente di grave. Tenga un fazzoletto, è di carta riciclata!- Elèna sorrise e abbracciò l’uomo, che aveva l’aspetto rassicurante di un nonno montanaro
-Sa signorina, riflettevo che la tecnologia ci permette di muoverci, pur stando fermi, anche se in realtà il suolo che calpestiamo non si ferma mai, e chissà come strutturiamo mentalmente questo fatto? Forse è per questo motivo, che è così difficile rendersi conto della pericolosità di certe cose, perché la coscienza è ingannata dalla percezione mutevole, che nutre piaceri da talune nocive che creano dipendenze in modo subdolo, perché la realtà dei sensi è connessa su una sola frequenza per volta-

-Salve Signor Boni- Salutò Golia.

-Ci conosciamo? Aria familiare direi, purtroppo non sono fisionomista ed ho una memoria caduca- rispose il "vecchio".

-Venga con noi, andiamo verso la soglia che sta cercando-

-Ma si può sapere dove cacchio stiamo andando? Io ho il mio giornale, il micio, e ora la malattia, devo pensare a curarmi, e cosa dovremmo ricordare?- Protestò Elena

-A) Hai concordato un periodo di aspettativa, cioè, io per te. B) Scriverai l’articolo della tua vita, smaschererai il "Nuovo Ordine Mondiale"( Il nuovo ordine mondiale Marcello Pamio-Macro Edizioni), non preoccuparti. C) Tu hai un criceto, che crede di essere un gatto! Così l’ho dato in custodia alla gattara che abita di fronte a te. All’inizio era scettica, ma il miagolio e le fusa hanno convinto lei e anche i suoi felini.E)...-

-D! dopo la C c’è la D-

-Uff, formalità!! Quindi, Z) -E non m’interrompere- vivrai ancora a lungo, guarirai dalla tua nuova malattia psicosomatica e ricorderai. Questa sarebbe la tua ennesima malattia semisconosciuta, per la quale, non ci sarebbero cure vere e proprie, ma solo sperimentazioni, no? E lei Signor Boni, non si preoccupi, sua moglie e suo figlio sono al mare, ospiti dei miei genitori. Non dobbiamo avere paura, essa è nostra nemica!-

-Sicuramente -riflettè il Signor Boni, condividendosi con gli altri- il criceto è stato protagonista di uno degli esperimenti sulle frequenze, effettuati dall’ultimo allievo di Guglielmo Barconi; egli sosteneva che ogni cosa ha una sua peculiare frequenza, le onde mentali, i pensieri, i suoni, le cellule, l’energia cinetica delle molecole, dei corpi ecc. e sintonizzando un oggetto su un’altra frequenza, si modificherebbe addirittura la molecola alla sua origine! Ha anche scoperto dei catalizzatori naturali che ricondurrebbero alla matrice originaria, oramai compromessa dall’aria insana che respiriamo, dal cibo geneticamente modificato, o pieno di pesticidi, di antibiotici, di ormoni, che ingurgitiamo, e dai medicinali che narcotizzano i sintomi-sentinelle delle malattie, invece di curare!-
Si esaltò, appassionato.

-Il mio Sparky, micino mio- Piagnucolò Elèna

Golia, teneva il volante con un’aria determinata, scrutando formule invisibili di orizzonti lontani; il signor Boni sorrideva, invaso dai ricordi piacevoli della sua vita privata, e aggrottava la fronte, quando invece, temeva che i suoi cari potessero sentirsi abbandonati, soffrendo per il presunto dolore che avrebbe provocato; Elèna avvalendosi di una lunga sosta per via di una coda ad un semaforo, colse l’occasione per scrivere un breve racconto su uno spaccato di vita metropolitana:

"…Lo sguardo schiacciato, perché l’orizzonte non è scrutabile, si posa su una strada solitamente affollata, che sputa e inghiotte rari e lenti automezzi, che fanno scorrere porzioni di mondo negli occhi distratti di conducenti malinconici.

La via cementificata e usurata, divisa in corsie preferenziali, è "decorata" da strisce giallo-biancastre; ai suoi lati si innalzano edifici antichi e moderni, di uguale altezza e grigiore, i cui interni sono accuratamente nascosti -Forse sono illusori? Forse, oltre il muro, vi è il nulla? Forse vi è la bellezza auspicabile o forse l’orrore che gli occhi non vorrebbero mai?-

In un punto, fermo ad intermittenza, c’è una chiesa giallo-opaco, sproporzionatamente grande, svuotata di anime calde, ricca di ornamenti fastosi e simboli esoterici, la cui origine è antecedente all’anno zero, con un parcheggio per fedeli-infedeli, che ospita veicoli abusivi che attirano avvoltoi ausiliari, così, come oggetti scintillanti, attirano gazze ladre; c’è un giardino curato da lavoratori involontari, comunitari-extra, irregolari-regolari, che sperano ardentemente in una ricompensa divina, che però gli verrà data, da "uomini neri" mascherati, in modo inadeguato ai loro bisogni e ai loro diritti.

Nel giardino, del di-vino, cresce la gramigna immortale, e vi sono stati trapiantati alcuni alberi di cui ignoro nome e origine, e di cui non ho mai notato manifestazione in paesaggi naturali; sono alti e robusti, quasi privi di radice, con delle foglie grandi e spesse, di color verde scuro, che fanno ombra ad un lampione (affiancato da un cestino dei rifiuti semipieno o semivuoto) che si accende e spegne, al crepuscolo.

In questa cornice, riflessa da uno specchio, c’è un’immagine che distorce l’anomala e malinconica "armonia": è un demonangeluomo, anziano, magro e fumante, ha i capelli crespi e una folta barba candida; è vestito di bianco, ha la camicia aperta sul petto flaccido, e i pantaloni larghi e talmente lunghi che nascondono i piedi; i suoi tratti somatici, presentano incredibilmente, aspetti di ogni razza; è immobile da ore, seduto sulla rete sottile e debole, che circonda un prato rigoglioso, in un equilibrio fisicamente impossibile; non ha occhi per guardare, bensì per vedere, e aspetta imperturbabile, forse da sempre.

Tutto o quasi è bruciato, ed il fumo che l’essere espira, odora di bagnato, non rappresenta la fine, ma il principio del rogo doloso…"

Ripartirono verso l’ignoto che affascina e spaventa, carichi di aspettative e paure, eccessivamente entusiasti, e soventemente, per una strana legge di compensazione, a questo stato d’animo, seguiva sempre la depressione.Il silenzio che si respirava, si addensò d’angoscia, attivando quelle meccaniche mentali che inducono a rammentare aspetti sofferenti della vita, che il cervello umano tende a smembrare.

 Tratto dal romanzo dell'omonimo scrittore "Un tuffo nel sole"



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