\\ Home Page : Articolo : Stampa

Il "mio" Giardino

Di Marco Salidu (del 25/10/2006 @ 08:04:16, in Narrativa, linkato 2041 volte)


giardino-notte
Mi vergogno un po', ma l'amore per I miei difetti, per la mia follia, mi spinge a scrivere.
Non avevo mai personalizzato il mio rapporto emotivo con le piante, soprattutto con gli alberi, sebbene amassi la fauna e la terra, e fossi particolarmente a favore dell'ecosistema...sarà per il periodo particolare, sarà perchè ad autunno mi deprimo sempre, -se dovessi collocare cronologicamente I miei licenziamenti, le mie liti, le mie crisi ecc. mi accorgerei che corrispondono alla stagione autunnale- come le foglie cado giù, regurgitando sentimenti bassi, prima di giungere alla fine, trascinerei con me, il mio "nemico".
Ebbene, gli alberi: mentre spazzavo le foglie davanti all'ingresso di casa, mi sentivo osservato, alzai lo sguardo e Vidi lui, il pino: "Certo che sei un bello stronzo, potresti far cadere meno rametti, o almeno un poco distante da qua".
Per risposta mi lanciò un suo ago nell'occhio.

"Vaffanculo" urlai iroso.
La gente che passava, giustamente mi guardava attonita, ma subito dopo aver calpestato un bimbo che chiedeva l'elemosina.
Il mondo, il mio mondo, era cambiato, esistevano nuovi esseri che comunicano esplicitamente.
Dopo quell'aneddoto, osservai diversamente, col mio nuovo sguardo, mi accorsi della peculiarità di ogni singolo albero, del loro carattere individuale.
Mentre innaffiavo, diedi una carezza ad un altro pino, sentendo un'irresistibile voglia di elargire coccole, lui chiamò il vento e mi posò leggermete il ramo sulla spalla.
Non vi è dubbio, ero impazzito, eppure scoprii una cosa talmente straordinaria che ora ho voglia di confidarla e di narrare, come si racconta dei normali avvenimenti quotidiani, tipo:
"Sai, oggi quello stronzo ha lanciato gli aghi sulla finestra, ha sputato la resina sui davanzali. Guerra vuole e guerra avrà!"

Il banano che cresceva affianco al pino, stordito -per il paesaggo urbano di cui non sapeva, e di cui I suoi simili e I suoi genitori non gli avevano mai fatto menzione- cominciò a produrre una miriade di bananini per ricreare la foresta tropicale; il giardiniere basito, tagliò I suoi figli e non riuscì a comprendere come fosse potuto accadere:
"Persino il casco di banane! A Milano?" esclamò.
Per il dolore, Banano diventò schizofrenica, limitò la riproduzione a tre arbustelli, che con un delirio mistico, battezzò, "Pio, Santa Maria e Spirito Santo".
Pino, osservava divertito: "Sadico, bastardo" Gli dissi.
Lui permaloso, diede una frustata sulla tapparella della mia finestra, rompendola; Banano tremava e piangeva, poi rise vigorosamente, nel pieno di una crisi nervosa, Pino gli intimò di smetterla, lei (Banano), fece cadere una foglia; un'enorme foglia, a confronto con gli aghi, un vero e proprio smacco.
Pino rispose con una pioggia di pigne e vinse.
Banano oramai assume comportamenti psicotici, si è ammalata e soffre di nostalgia, racconta continuamente della grande foresta madre.
Per vendetta piantai alcune Eriche nel giardino; loro pettegole, avrebbero sicuramente indispettito Pino, ma lui scafato, inacidì la terra con I suoi aghi.
Ora sopravvivono a malapena.
Il giardiniere mi rimproverò, perchè asseriva che non si possono piantare le eriche in un terreno acido.
Paonazzo per la rabbia, presi la sega elettrica del giardiniere, e con un espressione maligna gli dissi che dovevo tagliare I rami del pino che:
"... Danno fastidio alla signora di sopra -mentii spudoratamente- dice che gli aghi intasano gli scarichi dell'acqua del terrazzo..."
Anche Pino cominciò ad avere timore, il ricordo dell'ultima potatura giunse accompagnato da un brivido.
Era tutto vero, le lamentele della signora, tempo addietro, spinsero il giardiniere alla recisione; e chissà come mai, la vecchia non andò mai più nel terrazzo.
Forse perchè era follemente terrorizzata da Pino?
Il giardiniere mi fermò, mi requisì la sega, spiegandomi, un po' preoccupato, che aveva già tagliato.

L'unica risorsa era l'alleanza col Glicine, il soffocatore!
Anche lui era un vecchio, coetaneo di Pino.
Fino a quel momento non si erano mai attaccati, si rispettavano reciprocamente ed obbedivano ad un codice legislativo implicito.
Glicine era taciturno, sempre intento ad arrampicarsi sui muri e ad infilarsi nei cunicoli impervi, alla ricerca di climi costantemente miti.
Nonostate la stagione estiva fosse finita da un pezzo, non pioveva, così attuai il mio piano.
Alle ore 12 il sole alto addormentò la vegetazione, silenziosamente colsi gli aghi di pino e li lanciai sul glicine e sulla terra vicino alle sue radici ed accesi gli erogatori d'acqua per pochi minuti.
Qualche ora dopo, Glicine si svegliò all'ombra col sapore acidulo di Pino; sferrò immediatamente il contrattacco, soffocando un ramo che mal tollerava da diversi giorni.
Il giorno seguente, Glicine perse quasi tutta la sua prole di rametti, cosparso di resina di pino, ma decise di indirizzare tutte la sua linfa vitale ai rami che stavano invadendo il grande albero.
Mi sembrava di sentire urla disperate, rabbiose, quasi feroci come quelle dei soldati umani, ed io sentii male per aver eguagliato un generale manipolatore.
Trascorrevo la notte insonne, quando sentii dei rumori e sussurri umani.
Uscii e vidi il giardiniere che con cautela districava i rami e accarezzava accuratamente entrambe le piante, cantando una melodia sconosciuta.
"Cosa stai facendo?" domandai stupito.
"Ho sentito il vento che mi chiamava, lo spirito del pino è stronzo, ma è pur sempre mio padre! -lo guardavo sbalordito- sai, si chiamava Giuseppe, tutti lo chiamavano Pino, era dispettosissimo...quando morì, seppellii le sue ceneri, proprio qui sotto"

Forse ho sognato, ma mi piace credere che sia tutto vero, perchè digerisco senza drammi le negatività futili, e amo di più, anche i tanti "Pini" del mondo.

(foto di Angela Bonora) 


© Copyright 2004-2011 - Tutti i diritti sono riservati.                                                                Io uso dBlog 1.4 ® Open Source PRIVACY POLICY