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Gatti, gatti

Di Marco Salidu (del 02/08/2013 @ 07:23:55, in Narrativa, linkato 1942 volte)


 

Era un giorno caldo, torrido, di fine luglio, era rientrato dalle ferie da una settimana, dopo quasi un mese tra mare e campagna, e non si era ancora abituato alla routine del lavoro, al suono delle parole delle persone che assumevano toni sempre più stonati, superficiali, sgraditi.
Aveva un gatto, il suo terzo gatto, e mentre cucinava delle pennette integrali con cicoria-catalogna, precedentemente lessata, fatta saltare con aglio, olio e peperoncino, vide passare il felino con un passo lento, con la coda bassa ed un'aria sorniona.
Ebbe un pensiero, strano. 
Pensò che nella sua vita, in tutta la sua vita, avrebbe avuto la compagnia di cinque gatti, e che quindi, d'ora in poi, cinque gatti, sarebbe stata un'unità di misura. 
E' morto a cinque gatti... mi ricordo nel terzo gatto , pareva stanco, folle, ma di una follia illuminante... e cantò:
"Cinque gatti, cinque gatti, cinque gatti..." con la musica del "Barbiere di Siviglia!"
Si immaginò l'epitaffio nella sua tomba "Cinque gatti", lo ripetè ad alta voce: "Cinque gatti" ed ancora: "Cinque gatti, cinque gatti".
La moglie che camminava nella stanza accanto gridò: - Coosa? -
E lui rispose urlando: - Cinque gatti! -
La moglie era abituata alle sue stranezze, ci fu il periodo in cui parlava lingue inventate o quando anagrammava le parole, asseriva che anagrammare le parole servisse ad allenare il cervello destro, poi si mise a scrivere con la sinistra, sempre per lo stesso motivo, quindi non ci badò tanto, anzi sorrise, pazientemente.
D'ora in poi avrebbe detto solo queste due parole: 
"Cinque gatti"
Per sempre? Si chiedeva. Si per sempre, cinque gatti suona bene.
Ce l'avrebbe fatta? Immaginava le persone che lo circondavano, il mondo del lavoro, i genitori, i parenti, gli amici.
L'avrebbero rinchiuso in un reparto psichiatrico?
Qualcuno gli avrebbe dato un ceffone?
Provò ad immaginare il colloquio con uno psichiatra frustrato, le siringhe dei sedativi, maledisse la società che non tollera nemmeno " Cinque gatti"
Ne ebbe timore, ma poi disse che no, non avrebbero fatto nulla di male, l'avrebbero accettato, dipendeva dal tono con cui avesse parlato, dalla luce dei suoi occhi, dalla sua postura e gestualità, e quindi:
- Cinque gatti, cinque gatti, cinque gatti, cinque gatti, cinque gatti, cinque gatti - Disse coraggiosamente.
Poi pensò che per il momento fosse piuttosto complicato formulare il pensiero sincronizzandolo con le due parole parlate; provò associando il tono della voce a ciò che pensava, e dando più o meno enfasi alla gesticolazione, postulò che potesse tentare una comunicazione con gli altri.
Per esempio, come quando il pranzo fu pronto, proprio come si grida a coloro che satellitano nelle altre stanze che, "Il pranzo è prooontoo!" 
 Solo che disse: - Cinque gaaaattiii! -
E siccome di sovente ignoravano il richiamo, andava da loro a dire "Allora, venite o no? Il pranzo è pronto! Mi volete far mangiare da solo? "
Ma disse: - Cinque gatti, cinque gatti? Cinque gatti! Cinque gatti, cinque gatti, cinque gatti? -
Il figlio disse agli amici che il padre era completamente impazzito perchè ripeteva cinque gatti in continuazione, e la moglie, un po' divertita, provò a cercare di intuire i suoi pensieri e spesso ci riuscì, ma non capì il motivo della scelta delle due specifiche parole. 
- Perchè "Cinque gatti"? -
- Cinque gatti -
Gli altri non l'avrebbero compreso più? Mai più? Non avrebbe potuto spiegare e postulare, Cinque gatti? Oppure le persone sarebbero riuscite a non prestare attenzione alla peculiarità delle parole, al significato etimologico, e si sarebbero sforzate di capire le azioni, le motivazioni e le intenzioni?
Non dovrebbe essere così la comunicazione, empatica? Disporsi a comprendere l'altro? E'uno sforzo che val la pena di fare, no?
Più passava il tempo, più Cinque gatti riusciva a tradurre simultaneamente qualsiasi pensiero con le due parole dette e ripetute ritmicamente, "cinque gatti", poi non ci fu bisogno, ogni "cinque gatti" pronunciato, era un "cinque gatti" differente.
Questo spinse Cinque gatti, a perseverare...Cinque gatti, per tutto il pomeriggio, e la sera.
Giocò a carte con la moglie, lesse una rivista, lavò i piatti, lesse alcuni capitoli di un libro e ascoltò della buona musica jazz, Cinque gatti.
Quando la moglie gli chiese: - Ma puoi scrivere almeno? -
Lui rispose: - Cinque gatti -
Lei gli portò carta e penna e lui scrisse: "Cinque gatti" e le restituì il biglietto.
- Stupido! - gli disse ridendo
Era abituato ad essere chiamato con questo simpatico nomignolo...cicci, o amore, o caro, non si confacevano. Cinque gatti però era il nuovo.
Cinque gatti, cinque gatti continuò cinque gatti, anche il mattino seguente, cinque gatti, il pomeriggio, cinque gatti, cinque gatti, cinque gatti, e la sera, cinque gatti, cinque gatti.
Cinque gatti! 
Cinque gatti, cinque gatti, cinque gatti, cinque gatti, cinque gatti, cinque gatti, cinque gatti, cinque gatti, cinque gatti?
CInque gatti, cinque gatti, cinque gatti, cinque gatti, cinque gatti.



 


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