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Perdere il treno a Nizza

Di Angela Bonora (del 18/02/2005 @ 16:20:31, in Giallo-Nero, linkato 1856 volte)


Nero
    Et Voilà Noir                                                 

E’ stato tutto programmato, alla sera a Ventimiglia e alla mattina il treno fino a Nizza per prendere la coincidenza per Parigi.
Non mi piace il TGV, troppo veloce, ma sembra che adesso non si possa viaggiare che velocemente. Guai guardare la campagna, la montagna, il mare dal finestrino, tutti chiusi dentro al nostro abitacolo, chi con il giornale, chi con le parole crociate, chi con il portatile sopra alle ginocchia per finire una relazione prima dell’arrivo.
Arriviamo a Nizza, ma il treno è già partito, in perfetto orario, il prossimo è per le tre del pomeriggio: che fare?
Il mare, la Promenade des Anglais, sono anni che non la vediamo, sarà cambiata? A Nizza tutte le strade in discesa portano al mare, basta prenderne una e dalla stazione ti ritrovi sulla Promenade. Alberghi fine Ottocento, candidi, pieni di fregi, ville immerse tra palme e nasturzi e bungavillee.
Niente è cambiato…no le persone sono cambiate: ora chi cammina sulla passeggiata forma un gruppo più variegato, si distinguono le più diverse nazionalità, sia dal vestire, sia dai lineamenti.
Dieci, venti anni fa erano americani, nord europei i frequentatori di Nizza, ora nella panchina, sotto al gazebo di tela bianca posto sul largo marciapiede, vicino a me, sono un giovane che parla portoghese, forse brasiliano, un asiatico, forse cinese, e una anziana ammantata in un ampio vestito di seta a fregi dorati e di chiara provenienza africana.
Un’altra cosa è cambiata: i giovani che si fanno il lungo mare sui pattini a rotelle.
Giovani? non solo, ecco due biondi nordici di almeno sessanta anni che arrivano ridendo e facendo lo slalom tra le persone che lentamente camminano sotto il sole.
Ma il mare, blu più che mai, il sole stupendo, il cielo che si confonde con il mare, quelli non sono cambiati.

Carlo si è allontanato per andare a leggere il menù dei ristoranti della spiaggia, oggi ci fermiamo qui a mangiare. Questa sera panini. Mezza giornata da sogno: sole, mare, vento, il vento della Costa Azzurra che porta ancora con se mille odori, una pizza con un bicchier di vino bianco, secco, ad un tavolo dello Sporting. Verso le tre in stazione, i biglietti sono stati fatti, fatte le prenotazioni e siamo in anticipo di ben 30 minuti: questo treno non lo perdiamo.

Anche la stazione è piacevole, per tutte le persone che incontri, che puoi guardare e scoprire. Carlo con la valigia è andato nella sala d’attesa, ma è caldo ed io preferisco rimanere sotto l’alta pensilina dei binari.
Arriva un treno, un TGV, forse è il nostro, ma è in anticipo di venti minuti. I passeggeri scendono, alcuni di quelli che aspettano di partire si avvicinano al capotreno e ritornano sui loro passi sconsolati.
Vado anch’io: “E’ il TGV delle tre e quindici per Parigi?” “No” seccato e chiude gli sportelli dei vagoni. Strano, eppure è formato nello stesso modo: la nostra carrozza, la cinque è al settore T… Il treno riparte, ritorno a sedere nella panchina vicino all’entrata del posto di Polizia. Vicino a me ci sono due giovani francesi, uno legge, l’altro fuma. Mi annoio, non ho niente da leggere ed osservo.
L’altoparlante annuncia che il nostro treno è in ritardo di 15 minuti. Ripassa quella giovane ferroviera che prima era andata di tutta fretta via con un collega. L’avevo notata per i pantaloni prettamente maschili, e per la giacca stile militare: nessun stilista parigino ha voglia di creare delle divise decenti per le donne ferroviere? Ecco ritorna, non ha più la giacca, ha cambiato la camicia con una T-sirt, incontra un giovane lo abbraccia e va con lui: anche le ferroviere hanno una loro vita privata.
Vicino alla mia panchina si sono fermati ora due uomini in completo grigio, sembrano un dirigente con un suo collaboratore, da come si atteggiano a parlare.
Il giovane biondo sulla panchina non si interessa di chi lo circonda, continua a leggere un libro universitario di Costruzioni Idrauliche, forse frequenta Ingegneria.
Si ferma una vecchia signora, ma si allontana subito, forse c’è troppa gente e poco spazio sulla panchina. Arrivano due giovani, salutano con una stretta di mano il più anziano dei due uomini in grigio e poi si infilano nella porta del posto di Polizia: poliziotti. “Il treno TGV delle 15,15 viaggia con 20 minuti di ritardo” Andiamo bene, perdiamo quello del mattino ed aspettiamo quello del pomeriggio. E’ impossibile…

E’ impossibile anche quello che ora vedo. Appena arrivati in stazione avevo notato che due poliziotti con un cane, forse antidroga, avevano raggiunto la banchina scortando due giovani : un giovane, un poliziotto dietro con la mano posata sulla spalla di quello che lo precedeva, come a trattenerlo, un altro giovane e dietro a questo, a chiudere la fila, il poliziotto con il cane allertato: era stato eseguito un fermo ed ora gli arrestati venivano portati al posto di polizia. Ed ora i due fermati, uno dopo l’altro, vestiti da ferrovieri, stanno uscendo dal posto di servizio di stazione. Di istinto mi volto verso i due in grigio e noto un piccolo cenno del più anziano.

Come al solito sogno: la mia fantasia si è scatenata, stravedo.
Arriva anche la ferroviera e va via con loro: ora ha i capelli sciolti ed è truccata, ha la gonna…forse è un’altra. Strano vicino alla mia panchina il traffico è aumentato.

“Il TGV delle 15,15 per Parigi viaggia con un ritardo di 30 minuti” …ma non era un treno che si formava a Nizza? Debbo aver letto male.
Il giovane universitario si alza, lascia il libro sul sedile, fa una lunga sgranchita di gambe lungo la banchina.
Il signore sulla mia destra, che ha sempre sonnecchiato, ha un ritorno di lucidità si raddrizza e lentamente scruta attorno, come quei gatti da focolare che dormono con un occhio aperto ed uno chiuso. I due signori in grigio sono spariti.

Finalmente arriva il nostro treno: Carlo esce dalla sala d’attesa, io mi avvicino alla nostra carrozza. Quasi nessuno deve prendere quel treno, è un treno fuori orario, nessuno controlla i biglietti all’entrata della carrozza. Saliamo, raggiungiamo i nostri posti: davanti ci sono quattro posti con tavolo, se non salgono molte persone andremo in quei posti a giocare a carte.

Il treno non si decide a partire, guardo fuori e vedo che all’entrata della carrozza c’è uno dei due in grigio, ora in blu-grigio ferrovia senza giacca con camicia di un azzurro brillante. 

Ad attendere mi si è sconvolta la mente.

Salgono quattro uomini, forse uomini d’affari per le loro valigette porta documenti, si seggono al tavolino. Una nonna con nipotino è già seduta davanti a loro: li vedo bene perché metà della carrozza ha i sedili voltati in un senso e l’altra metà in senso contrario. Il bimbo, parla, ride in continuazione, la nonna fuma in continuazione: siamo in una carrozza “fumatori”, non c’era posto a sedere in quelle “non fumatori” avevano detto alla biglietteria. Il treno parte, costeggia per un tratto il mare: Antibes, Cannes,…

Ad una fermata, dopo 5 minuti da Nizza, sale un gruppo di giovani, riempiono la carrozza. Sono sudati, allegri, scherzano, si direbbero i componenti di una quadra in trasferta. E’ sabato pomeriggio, sono le quattro, non hanno una sacca sportiva con loro: forse hanno fatto una corsa per fare il primo bagno in mare.
La carrozza è quasi vuota, loro si sparpagliano chi in un posto, chi in un altro, chi in cima alla carrozza, chi alla fine, due nel tavolo davanti a noi, si chiamano ad alta voce.

Mi alzo, voglio muovere le gambe ed andare al bar a prendere dell’acqua minerale. Il bar è nella carrozza successiva e a quel punto il treno finisce. Prendo la bottiglietta dell’acqua e ritorno al mio posto. Nel muovermi a ritmo di TGV guardo le persone: ecco lo studente universitario nel salotto antistante il bar, scrive, più indietro il signore sonnolento, ora sveglio.
Altri due scrolloni e… la ferroviera abbracciata ad uno dei due fermati, l’altro vestito da ferroviere parla con il controllore. Il treno va, va. Sembra salti alcune stazioni.
Lascio l’acqua a Carlo e poi proseguo verso le altre carrozze: anch’esse semivuote e “non fumatori”, vado sino in fondo al treno, dall’altra parte.
Ad una stazione lungo la costa il treno si ferma: sulla banchina una cinquantina di bambini sui dieci anni: bellissimi, rossi per il sole preso, vocianti, allegri.
Sto ritornando alla mia carrozza e vedo che i bambini sotto lo sguardo attento delle maestre entrano nella penultima carrozza dove sono solo due giovani alti, scuri in volto. Anzi all’entrare dei bambini nella carrozza sembrano seccati, contrariati. Quando sono saliti quei due? non li avevo visti a Nizza e non fanno parte della mia continua …illusione…

Mi siedo vicino a Carlo:
Che c’è? Sembra tu abbia visto un fantasma. Cominci a sognare anche di giorno? cose strane?”
“Niente…, ma qualche cosa c’è che non torna..”
“Sarebbe?”
“Ferrovieri che non sono ferrovieri, fermati dalla polizia che ora sono vestiti da ferrovieri, ma…”

Arriva un controllore dalla penultima carrozza:
Biglietti? Queste tessere non hanno la foto, volete farmi vedere i documenti?”
“Ecco. L’anno scorso a Calais, quando ho fatto le tessere, alla biglietteria mi hanno detto che non erano necessarie”
“No, sono obbligatorie. Le metta.”

Ad ogni persona presente domanda i documenti. Dall’altra parte della carrozza è entrata una donna a controllare e sta discutendo con i quattro uomini saliti a Nizza.

“Guarda il più anziano si direbbe egiziano. Chissà che cosa hanno fatto loro?” mormora Carlo. Stiamo parlando a bassa voce quasi non volessimo farci sentire da nessuno.
La donna ritira i documenti ai quattro, sembra per fare un’integrazione di biglietti.
I giovani atleti si sono un po’ calmati, due sono seduti ad un tavolo vicino a due bambini che debbono essere saliti mentre io navigavo per il treno.
Gli altri si sono divisi, alcuni all’inizio della carrozza, altri alla fine.
Passa lo studente universitario, anche lui non ha meta, passa lentamente lungo il corridoio e lancia occhiate stanche alle pareti della carrozza, alle reticelle portabagagli. Uno dei due giovani alti della carrozza piena di bambini è venuto nella nostra carrozza, porta una valigetta da computer, la mette sulla reticella e poi va al bar.
Il controllore lo segue e lo prega di tenere presso di sé il bagaglio.
I quattro uomini d’affari sembrano alterati o meglio i loro lineamenti sono come induriti. Reclamano i loro documenti.

Abbiamo passato Lione e non vi saranno più fermate: il treno si è un po’ riempito: è sabato, sono le sette, non possono essere pendolari.
I bambini della carrozza accanto cantano.
I due giovani del tavolo, accanto ai bambini, sono seri, forse stanchi.
Uno, il più grosso con giubbotto di pelle, fuma e non si sposta più come faceva prima. L’altro, biondo, più colorito, forse l’effetto del sole preso al mattino, è assorto in un suo pensiero.
“Siamo in una carrozza fumatori, fuma” sibila a denti stretti il più grosso.
Il biondo prende una sigaretta dal pacchetto dell’amico e l’accende, tira una boccata e poi fa lentamente consumare la sigaretta.
E perché dovrebbe fumare?

Ritorno al bar a prendere dell’altra acqua: è pieno di giovani che parlano a due a due o tre, quando sono arrivati? Ritorno, incontro lo studente che lentamente ritorna ai suoi libri: che traffico di ferrovieri,… veri …e no.
La nonna fumatrice è andata nell’atrio della carrozza e sta parlando con il ferroviere-uomo in grigio. Si avvicina un tipo alto e sembra rassicurarla: lei ride, come per una barzelletta e assentisce.
Ritorna al suo posto, rimane in piedi e mi accorgo nel guardarla che sta facendo movimenti per il riscaldamento dei muscoli, sembra che si prepari per una lotta…

Debbo camminare per far circolare meglio il sangue delle mie gambe malate e ritorno nella carrozza dei bambini.
I due giovani alti ora sono riuniti, quello del bar è ritornato al suo posto. Ai loro fianchi hanno due dei componenti del gruppo atletico, che parlano tra loro come se gli altri due non esistessero, fossero lì per caso stretti tra loro, su un sedile a tre posti.
Rientro nella mia carrozza, Carlo ha cominciato a guardare i presenti con occhio diverso. Non è un tipo timoroso: in banca ha subito ben quattro rapine di giovinastri armati ed ha mantenuta la calma.

Parigi è vicina: Parigi del sabato sera.
Gli altri componenti della squadra atletica si sono radunati vicino ai quattro uomini d’affari, con occhio indifferente li tengono costantemente sotto controllo, ridono, scherzano, ma non si spostano più.
La nonna è in piedi, è da un’ora che non fuma e sembra che con la sua altezza e muscolatura da atleta voglia proteggere quel bambino che continua a parlare e a ridere.
Il ragazzo biondo non si è accorto che la sua sigaretta è finita e che ora il filtro comincerà a bruciare, il grosso gli sfila il mozzicone dalle mani e ridendo lo urta.
Si avvicinano sempre di più ai due bambini che disegnano sul tavolo.

Guardo verso il bar e noto che i giovani che erano seduti nell’atrio del bar sono ora rivolti verso la nostra carrozza, come in formazione, davanti a loro un po’ di lato, come un capo, lo studente: non ha più il libro tra le mani.
L’uomo sonnolento è fermo, più avanti, appoggiato alla porta della toilette.
Un atleta si siede vicino alla ragazza che da tanto è seduta nella poltrona davanti alle nostre e comincia a parlare di film, lei annoiata fa per alzarsi, ma tra le due poltrone vedo la mano scura del ragazzo che la trattiene con forza…e la tiene stretta…la fa sedere di nuovo.

Non erano idee starne le mie: qualche cosa deve succedere e a Parigi succederà, nella stazione sotterranea dei TGV, alla Gare de Lyon.

Quando ferma rimaniamo sul treno. Scendiamo per ultimi”.
“No scendiamo per primi e dalla carrozza dei bimbi, i bimbi spesso sono una sicurezza: …davanti ai bambini…tutti si fermano…o hanno un momento di esitazione

Mi ripasso mentalmente le mie lezioni di prontosoccorso: che cosa debbo fare per prima? Dovrei avere sempre in borsa un paio di guanti di lattice…dovrei avere con me, sempre, un fazzoletto di seta, anche più di uno…dovrei…
I primi giorni dopo il corso avevo tutto con me, ora no, sono passati anni …calmi, e non ho niente che mi possa servire.
Beh esistono maniche di camicia come tamponi e lacci emostatici.
Come faccio ad essere così fredda e razionale? Non ho paura della morte, mia, ma di quella degli altri. Se deve essere, sarà…

Il treno si ferma: Parigi…l’ora della verità.
Usciamo ordinati, tra due ali di ferrovieri, una trentina di ferrovieri, una trentina di viaggiatori.
Escono tutti. Chi era l’oggetto di tanta gente allertata? La ragazza, i quattro uomini d’affari, i due ragazzi alti della seconda carrozza?
Ci incamminiamo verso l’uscita, dalle altre carrozze non è uscito quasi nessuno: un treno fantasma Nizza-Parigi?

L’indomani sul giornale: quattro attentati nell’Africa del Nord, nell’Africa ex-francese, ventisei morti.

Ma sarà ..poi stato un sogno? 


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